Etna X Emergency

Grotta Petralia e timpa di Leucatia

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A cura di Stelle e Ambiente.
La grotta Petralia ha uno sviluppo di quasi 800 metri e si snoda sotto le vie Liardo, Leucatia e De Logu. Fu salvata dagli unghioni dei caterpillar del canale di gronda, nel 1990, da una donna del quartiere, la signora Caterina Petralia, che aveva la casa proprio sopra la grotta. Durante l’ultimo conflitto mondiale fu usata come rifugio antiaereo, poi come cantina e, infine, murata e trasformata in fogna. La gran caverna è un vero e proprio libro di storia degli ultimi quattromila anni, con testimonianze soprattutto dell’età del bronzo antico (1.800-1.400 a.C.). In questa splendida galleria di scorrimento lavico, che si conserva ancora in ottimo stato nonostante le continue minacce di distruzione di ruspe e del traffico pesante che scorre su via Leucatia, gli archeologi hanno infatti rinvenuto numerosi frammenti ceramici dell’Età del Bronzo, utensili di selce, ossa di grossi mammiferi, un curioso ciottolo lavico sferico, il cui significato sfugge ancora oggi agli stessi archeologi, vasi, sepolture con scheletri umani, recinti realizzati con sassi opportunamente disposti sul pavimento della grotta, entro i quali probabilmente l’uomo preistorico vi svolgeva riti d’iniziazione. Da qualche anno, durante le festività natalizie, nell’ampia sala d’ingresso della cavità, la signora Caterina Petralia realizza un bel presepe con figure umane ad altezza naturale.
La Timpa di Leucatia è il lungo costone lavico verde che si estende dall’ambiente umido sottostante la Villa Papale sino a monte San Paolillo, una sorta di corridoio verde che collega i quartieri di Barriera del Bosco e Canalicchio. Nell’area della Licatìa si possono mostrare almeno tre habitat con caratteristiche ecologiche differenti: l’ambiente umido, il pianoro di Monte San Paolillo e la Timpa di Leucatia. uesta straordinaria zona umida urbana è dovuta alla presenza di numerose sorgenti di acque dolci provenienti dall’Etna. In seguito, infatti, al contatto tra le lave dei Centri alcalini eruttivi antichi e le argille marnose del Siciliano avviene l'affioramento delle acque sotterranee lungo una fascia compresa tra il territorio comunale di S. Agata li Battiati e Catania, una preziosa risorsa che favorì la formazione di insediamenti umani sin dalla preistoria. Certamente ne fruirono le popolazioni dell'Età del Bronzo, che ci lasciarono numerose testimonianze della loro presenza nelle tante grotte esistenti nelle antiche lave di Barriera e Canalicchio. Il Filoteo (Anton Giulio de Omodeo, 1557) ne cita l'esistenza nella sua "Siculi Aetna Topographia Atque Eius Incendiorum Historia", descrivendo l'antico porto di Ulisse o di Ognina, che si estendeva più profondamente verso ovest, prima di essere invaso dalle lave del 425 a.C, scese proprio a fianco di Monte San Paolillo: ”… il qual luogo fu detto Decatria, quasi luogo di trenta navi, ed oggi corrottamente da' paesani è chiamato Lycadija, dove si vedono le antiche vestigie di molti edificii e molte sorgenti d'acqua, dove oggi è un'osteria;…”. Le copiose acque di falda defluiscono a valle, in parte canalizzate nelle saje, vale a dire negli antichi resti di canalizzazioni, in parte scorrendo liberamente sul terreno, formando ruscelli, piccole cascate, persino laghetti. In quest’ambiente sono state censite non meno di un centinaio di specie vegetali.
Data
05-05-2016 09:15
Appuntamento
Appuntamento alle 9.15 al parcheggio del Parco Gioeni di via Angelo Musco.
Costi
Offerta minima 5 euro
Durata
3 ore
Trasporto
Mezzi propri
Difficoltà
Media
Equipaggiamento
Obbligatorio: Indispensabili scarponcini da trekking.
Adesioni e altre informazioni
Per prenotare contattare il prof. Giuseppe Sperlinga al numero: 3288172095.
Link
Per maggiori dettagli vedi su Etnanatura