A trofa du camperi

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Nel bosco della Cerrita, prima di arrivare alle Case dei Parrini, trovate questo splendido faggio secolare che assomma alla bellezza, l’imponenza e il fascino (macabro) di una storia che rasenta la leggenda. A trofa du camperi deve il suo nome al fatto che nell’800 sembra sia stato ritrovato morto sotto le sue fronde il contadino che curava il bosco.

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Pista Altomontana

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Sito Etnanatura: Pista Altomontana.

La Pista Altomontana è uno sterrato che permette di circumnavigare l’Etna da ovest a Est. Inizia al Rifugio Brunek sulla Mareneve da Linguaglossa e finisce a Serra la Nave nei pressi dell’Osservatorio Astrofisico. L’unico tratto dell’Etna escluso dalla pista è la valle del Bove. La pista si sviluppa per 38 chilometri ad un’altitudine media di 1750 metri. Raggiunge la quota massima di 1939 metri e quella minima di 1346 metri.

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Sentiero dei Patriarchi

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Il Sentiero dei Patriarchi è un bosco caratterizzato dalla presenza di alberi centenari di Roverella alcuni presentano un tronco di circa 2 metri di diametro. Nel bosco inoltre è possibile osservare il Cerro, quercia dal portamento regale che può raggiungere i 30 metri di altezza e a seguire altre specie tipiche: il Sambuco, il Frassino,il Perastro, alcune specie di Aceri, il Citiso e diverse forme di Salice, Nocciolo, Noci e Castagno.

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Bosco di Malabotta

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La riserva naturale orienta bosco di Malabotta è un interessante itinerario naturalistico,posto tra la fine dei monti Nebrodi e l’inizio dei monti Peloritani. La riserva è stata istituita nel 1997, ed affidata in gestione all’Azienda foreste demaniali della Regione Sicilia. Il Bosco di Malabotta è il bosco per eccellenza. Straordinario è il suo valore ecologico, non solo per l’integrità, ma soprattutto per l’accentuata diversità ambientale, legata all’estensione in altitudine della riserva, che varia tra i 700 e i 1300 m slm.

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Etna: storie di alberi

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IMG_6461 Quercus ilex (Ilice di carrinu)Oggi vogliamo parlare degli alberi dell’Etna raccontandovi lo loro storia, aneddoti e curiosità.

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Ilice Carrinu

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26-05-2013 09-13-12Di Marinella Fiume

Nel versante orientale dell’Etna, in territorio di Zafferana Etnea, si trova un leccio, Quercus Ilex, quasi millenario: l’Ilice di Carrinu, dal nome di un antico proprietario del fondo, o Ilice du Pantanu, dall’antica presenza di una zona umida nelle sue adiacenze. Situato a 970 metri di altezza alle pendici dell’Etna, è l’ultimo esemplare di una rigogliosa foresta di lecci che risale a settecento anni fa, che anticamente collegava il versante orientale con quello settentrionale dell’Etna.

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Giornata nazionale dell’albero.

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26-05-2013 09-08-51Pochi sanno che l’Italia, oltre a detenere il più grande patrimonio artistico dell’umanità, è la nazione che presenta, rapportata alle dimensioni del territorio, la maggiore diversità arborea del mondo. Ma tale diversità, che è essa stessa bellezza e cultura, non sempre viene rispettata. Oggi, nell’occasione della giornata nazionale dell’albero, vogliamo ricordare gli alberi monumentali dell’Etna unici per bellezza, dimensioni e storia. Dal Castagno dei cento cavalli, all’Iice di Carrinu, dall’Aliva ‘mpttata di Motta al Cerro di monte fontane vi proponiamo una rassegna degli alberi secolari dell’Etna.

Clicca qui per vedere gli alberi secolari di Etnanatura.

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Monte Egitto

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26-10-2014 10-59-32Il sentiero per monte Egitto, per la varietà e la bellezza dei paesaggi, è senz’altro fra i più affascinanti delI’Etna. Il primo monte che si incontra è monte Ruvolo, chiamato così per l’enorme roverella (Cerza o Rruvulu in siciliano) che vegetava dentro il cono. Si attraversa la colata lavica del 1763. Il montarozzo successivo è Monte Arso. Infine Monte Lepre. Il percorso finisce dove c’è la roverella più grande e maestosa dell’Etna. A monte Egitto ci sono altre roverelle ma stanno morendo a causa dei pini che le soffocano.

Foto e info di Gaetano Fichera.

Sentiero Etnanatura: Monte Egitto.

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Arrusbighiasonnu

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Castagno_Castanea_sativa__20100402 165A volte il destino riserva agli umani un’esistenza anonima perché oscurata dalla presenza ingombrante di qualche familiare molto noto. Lo stesso destino ha avuto il Castagno della nave, imponente e vetusto castagno, la cui fama è offuscata da un vicino “ingombrante” e universalmente noto: il Castagno dei cento cavalli. Se vi trovate a visitare il famoso castagno dei Cento cavalli, noto per le imprese amatorie della regina Giovanna, non dimenticatevi di continuare il vostro percorso di altri 500 metri per visitare il Castagno della Nave, maestoso monumento naturale, alto quasi venti metri e vecchio di 1.800 anni. Il castagno deve il suo nome alla forma della ceppaia, che ricorda lo scafo di una nave. Ma i contadini lo chiamavano anche Arrusbighiasonnu forse perché,  quando ritornavano stanchi, di notte e a dorso di mulo, da una dura giornata di lavoro sulle pendici dell’Etna, venivano svegliati dall’urto con le fronde basse del castagno. O forse perché, ospitando l’albero centinaia di uccelli, questi all’alba, col loro canto, svegliavano tutte le persone che abitavano in prossimità di questo gigante.

Pagine Etnanatura: Castagno della Nave.

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Il castello, il Neck, l’ulivo millenario e il Sieli

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16-02-2014 11-42-16Quella che vi proponiamo oggi è una passeggiata nella storia geologica, ambientale e umana dell’Etna. Senza rispettare la cronologia partiamo dal Castello di Motta (vedi), un torrione normanno, costruito su una preesistente struttura araba dal gran Conte Ruggero d’Altavilla. La torre è stata edificata come postazione difensiva sulla cima di un vulcano preetneo: il Neck (vedi). Si tratta di un cono vulcanico nato circa 500.000 or sono riempito da magma che non è fuoruscito e non ha provocato una colata lavica. Forse è l’unico esempio di “neck” in Italia. Altri esempi di questo tipo si trovano in Francia (Le Puy en Velais), in Algeria (Tamanrasset – Ahaggar) e negli Stati Uniti (Missouri, Montana, Arizona, Utah, New Messico). Per questa peculiarità il nek di Motta si ritrova citato su tutti i libri di geologia. Allontanandoci di poco dal centro urbano incontriamo un vecchio patriarca: l’Ulivo di Motta (vedi). L’enorme albero, vecchio di 1200 anni, si segnala per l’imponenza e la bellezza. Attraversando il torrente Sieli (vedi) si risale sull’omonima collina che presenta una vista incomparabile della rupe col castello, dell”Etna, della valle del Simeto e delle colline di Catania. Al ritorno ritrovate una grotta d’argilla (vedi) unica nel suo genere nel catanese (raccomandiamo di non entrare in grotta in quanto c’è il rischio di cedimento delle pareti).

Come sempre, purtroppo, non possiamo non segnalare alcuni aspetti negativi dovuti alla presenza di un’enorme discarica sul lato opposto della collina e di motociclisti che  usano i sentieri come piste da motocross compromettendo il fragile equilibrio dei posti.

Pagine Etnanatura:

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