Etnanatura
Avvertenze!
Tipologie luogo:
  • Chiese
  • Castelli e ruderi
  • Bizantini
  • Arabi e Normanni
  • Medioevo e Rinascimento
  • Bronte
Comune: Bronte - Altre info
Località: Castello di Nelson
Coordinate: 14°49'08'' - 37°51'31''
Quota: 706 m.s.m.
Sentiero associato: Castello di Nelson
Castello_di_Nelson
Castello_di_Nelson
Descrizione: L'abbazia di Santa Maria di Maniace (chiamata anche Ducea di Nelson, Castello di Nelson e Ducea di Maniace) è un edificio che si trova al confine fra i comuni di Bronte e Maniace, in provincia di Catania. Fu fondata dalla regina Margherita di Navarra nel XII secolo. Verrà donata insieme al feudo nel 1799 da Ferdinando di Borbone all'ammiraglio inglese Horatio Nelson. Oggi il complesso è stato musealizzato. La storia della fondazione del cenobio Santa Maria di Maniace è avvolta da un alone di mistero. Molto probabilmente sul luogo esisteva un piccolo borgo fortificato in epoca romana e poi bizantina. Il nome deriva dal generale Giorgio Maniace che, inviato in Sicilia dall'imperatore Michele IV nel 1038. Nel 1040, con al seguito un esercito composto da bizantini, lombardi e normanni, Maniace avrebbe affrontato in questo luogo truppe musulmane. Lo scontro dovette essere tremendo, tanto che il fiume vicino - da allora chiamato appunto Saracena - si colorò di rosso a causa del sangue versato. A vittoria ottenuta, per ringraziare la Madonna, il generale fece costruire un piccolo cenobio e vi donò una icona che - narra una leggenda - sarebbe stata dipinta da San Luca. La prima citazione storica fu quella di Edrisi che ne parlava nel 1150, citandola come Manyag o Giran ad-Daqiq (o Ghiran ed-Dequq, cioè "Grotta della Farina"). Secondo altre fonti, Maniace avrebbe fondato direttamente un borgo, a presidio della trazzera regia. Il cenobio in seguito fu abbandonato - forse a causa del terremoto del 1169 - e decadde. Nel 1173 la regina Margherita, madre di Guglielmo II detto il Buono, vi fondò un'abbazia benedettina dedicata a Santa Maria e assegnò a questa un feudo di notevole estensione. Il francese Guglielmo di Blois fu il primo abate. Della struttura originaria non si ha notizia, probabilmente comprendeva solo la chiesa e qualche vano annesso. L'importanza dell'abbazia crebbe negli anni, sostenuta anche dalle notevoli ricchezze derivanti dalle rendite agricole. La stessa regina Margherita vi si sarebbe rinchiusa, negli ultimi anni della sua vita, apportando una notevole dote e accrescendo ulteriormente le strutture, che secondo alcuni studi sarebbero state maestose. Nel 1373 si parla di fortilicium del monastero, e nel 1422 turris. Quindi è probabile che la definizione di castello venne adottata dopo questa data. Successivamente venne gestita, probabilmente in maniera poco accorta, da una serie di abati commendatari fra cui il cardinale Rodrigo Borgia, futuro pontefice Alessandro VI dal 1471 al 1491. L'abbazia, insieme al cenobio di San Filippo di Fragalà (in comune di Frazzanò, nella provincia di Messina) venne dato da papa Innocenzo VIII nel 1491 all'"Ospedale dei Poveri" di Palermo. Nel 1585 ai Benedettini, subentrarono i Basiliani ai quali successero, i Frati Eremiti di Sant'Agostino e successivamente i Francescani. Nel 1693 il terremoto del Val di Noto arrecò gravi danni alle strutture e la successiva ricostruzione alterò in parte il fabbricato originario. Il 3 settembre del 1799 il Re Ferdinando IV di Borbone donò il complesso di Santa Maria di Maniace e concesse il titolo di Duca di Bronte, all'ammiraglio inglese Horatio Nelson a titolo di ricompensa per l'intervento della marina inglese durante la Rivoluzione Napoletana, nel corso della quale l'intervento inglese era stato decisivo per la restaurazione Borbonica: proprio sulla nave di Nelson era stato recluso e successivamente giustiziato, uno degli strateghi militari della breve esperienza della Repubblica partenopea, Francesco Caracciolo. Da allora in poi il complesso costituito da un'ampia tenuta e un appartamento nobile confinante con la splendida chiesa, prenderà il nome di Ducea Nelson. Anche se è poco probabile che Horatio Nelson abbia mai visitato la "sua" ducea, da questo momento in poi tutti gli atti ufficiali firmati dall'ammiraglio inglese riporteranno la postilla "duca di Bronte". La circostanza ebbe ampia diffusione tra i suoi estimatori anche in patria: un pastore protestante, Patrick Prunty o Brunty, estimatore dell'ammiraglio, cambiò addirittura il proprio cognome in "Brontë": da lui nacquero le famose scrittrici Charlotte ed Emily.Gli eredi di Nelson, i Nelson Hood, visconti di Bridport, gestiranno la proprietà direttamente e più spesso attraverso diversi amministratori fiduciari sino al XX secolo. La Ducea, pur disponendo di estesi latifondi dove lavoravano una notevole massa di braccianti fu interessata solo marginalmente dai moti siciliani del 1848, dal Governo Rivoluzionario di Ruggero Settimo del 1849, dai Fasci Siciliani e dai Fatti di Bronte del 1860. In particolare, durante la rivolta dell'agosto del 1860 nella vicina Bronte (dove gli eredi Nelson-Bridport possedevano un palazzo di rappresentanza), secondo una ricostruzione assai verosimile (proposta dal film del 1972 di Florestano Vancini Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato) la presenza della Ducea inglese ebbe un ruolo determinante: Garibaldi inviò a Bronte il suo Nino Bixio per reprimere in maniera esemplare e sommaria la rivolta della popolazione insorta credendo negli ideali garibaldini e in attesa della redistribuzione delle terre, fino a quel momento in mano ai pochi notabili latifondisti filoborbonici, ma anche agli eredi dell'ammiraglio (a tal proposito si veda la novella La libertà di Giovanni Verga). L'eroe dei due mondi, attraverso Bixio, si rese responsabile della fucilazione di coloro che avevano creduto nei suoi proclami. Una beffa per il popolo, ma un servigio ai notabili locali e soprattutto agl'inglesi che militarmente, e ancor più politicamente, avevano permesso il suo sbarco a Marsala. Alla fine del XIX secolo la casa ducale verrà abitata dal poeta scozzese William Sharp, che qui spirerà e sarà sepolto il 14 dicembre 1905. Sotto il fascismo la ducea fu espropriata agl'inglesi e, proprio di fronte all'ingresso principale, fu costruito un gruppo di case assegnate ai braccianti, fu chiamato "borgo Caracciolo", a ricordo del rivoluzionario napoletano i cui propositi erano stati vanificati proprio da Nelson. Durante la seconda guerra mondiale la Ducea fu sede di comando militare tedesco. Con lo sbarco anglo-americano e la fine del conflitto, tornerà agli eredi Nelson-Bridport: l'imponenente latifondo sarà largamente ridotto per i timori della più volte annunciata (ma blandamente realizzata) riforma agraria degli anni cinquanta. Attraverso acquisti forzati, che gli inglesi, anche con tassi di usura, imposero ai loro braccianti, il territorio di proprietà ducale si ridusse drasticamente (si veda in proposito questo brano de Le parole sono pietre, di Carlo Levi). Venne abbattuto inoltre borgo Caracciolo, ma i ruderi furono lasciati sul luogo quasi a sancire, simbolicamente, che le imprese dei rivoluzionari si concludono in maniera fallimentare. Venne realizzata una piscina proprio a ridosso del giardino, un'area del parco con alberi secolari fu rasa al suolo per realizzare un campo da tennis con fondo bitumato. Sempre alla ricerca di denaro per sostenere un tenore di vita elevato, gli eredi dell'ammiraglio, che vivevano tra l'Inghilterra, Roma e talvolta la Ducea, continuarono con progressive alienazioni, fino ad arrivare alla svendita di questo pezzo d'Inghilterra in Sicilia. Nel 1981, pur già svuotato in parte dalle ricchezze e ormai fatiscente, il complesso fu acquisito dal Comune di Bronte attraverso un finanziamento della Regione Siciliana. Durante la gestione da parte del Comune di Bronte, il Castello ha subito diversi furti, il più grave dei quali avvenne nel 1984, quando furono trafugate una ventina di preziose opere (fra dipinti e mobili) e che ancora non sono state recuperate. Nel corso degli anni 90, il Castello Nelson è stato ristrutturato a fini museali e per la creazione di un centro conferenze. Del grandioso tempio dedicato alla Madonna dalla regina Margherita rimangono le navate, uno splendido portico gotico-normanno e l'icona bizantina - secondo la leggenda dipinta da San Luca. Dietro la chiesa, in quelli che furono i magazzini, alcuni scavi hanno riportato alla luce l'abside dell'antica costruzione normanna. Inoltre si possono osservare due torrette medievali ed un grande parco all'inglese. Dell'antico castello rimane poco, oltre le torrette citate ed una parte della cinta muraria, in quanto gli ambienti furono riadattati dagli eredi di Nelson a scopi abitativi o a magazzini al servizio dell'agricoltura, ma sono visitabili ed espongono alcuni cimeli d'epoca appartenuti all'ammiraglio. Nel cortile interno vi è una croce celtica dedicata all'ammiraglio Nelson. Nel parco si trova invece un piccolo cimitero, dove spicca una croce celtica in pietra nera dell'Etna, che indica la sepoltura del poeta scozzese William Sharp.
Da Wikipedia
Foto di Francesco Marchese