Etnanatura
Avvertenze!
Tipologie luogo:
  • Archeologia industriale
  • Lentini
Comune: Lentini - Altre info
Località: Bardara
Coordinate: 14°58'49'' - 37°18'23''
Quota: 22 m.s.m.
Sentiero associato: Villaggio Bardara
Villaggio_Bardara
Villaggio_Bardara
Descrizione: I nuovi borghi rurali sono nuovi insediamenti all'interno di quegli interventi di programmazione d'area vasta che prevedevano sistemi urbani o rurali funzionalmente integrati nel territorio e fondati durante il ventennio del regime fascista. Si trattò, nella maggior parte dei casi, di fondazioni di varia tipologia insediativa, quasi sempre programmate nell'ambito di una pianificazione territoriale di più ampia scala del territorio agricolo, che prevedeva quasi sempre la bonifica idrico-ambientale di vaste aree. Gli insediamenti così creati, nella maggior parte dei casi, erano programmati per occupare una modesta estensione territoriale, su base demografica limitata, ed avevano uno specifico carattere rurale o sovente di centro di servizi per l'insediamento agricolo sparso. L'intensa attività di fondazione dei nuovi insediamenti nasceva da specifici caratteri dell'ideologia fascista ed in particolare dalle istanze antimoderne ed antiurbane che caratterizzavano una parte del movimento, senza per questo esaurirne la complessità. Le nuove fondazioni avevano quindi carattere di piccoli centri rurali, nell'ottica di un tradizionalista ritorno alla terra e alla civiltà contadina, che il fascismo mostrava di preferire alla grande urbanizzazione, nonostante una parte di esso si presentasse come modernista. La "ruralizzazione" dell'intera società fu infatti un obiettivo prioritario, tanto da condizionare le scelte economiche fin dal 1928. L'inurbamento, dopo la prima guerra mondiale, di un numero crescente di popolazione rurale fu visto negativamente dal fascismo, nonostante fosse connaturato all'industrializzazione del paese, a causa dell'abbassamento della natalità e della spinta verso la formazione di una coscienza di classe. La creazione di nuove possibilità di sfruttamento agricolo avrebbe creato una classe sociale di piccoli mezzadri o proprietari agricoli, legati alla terra con tutta la famiglia, immuni alla crisi d'identità causata dal rapporto salariare e dall'inurbamento. La mezzadria fu propugnata fortemente e vista come mezzo per la "sbracciantizzazione" ed esempio e origine del corporativismo. Da notare come questo avvenisse dopo un periodo in cui le leghe “bianche” e “rosse” avevano combattuto dure lotte, proprio per il superamento dei rapporti mezzadrili e che le revisioni operate dal fascismo ai patti mezzadrili avevano peggiorato le condizioni del mezzadro. Si sperava, quindi, che la "ruralizzazione" avrebbe stabilizzato la struttura sociale, combattuto la denatalità, vista come degenerazione, i disordini sociali, e la degenenerazione della razza, assicurando la sanità fisica e morale della "stirpe italiana". Inoltre, dietro le motivazioni idealistiche, sussisteva di fatto la considerazione della maggiore possibilità di controllo di piccoli gruppi di persone, di cui era più facile catturare il consenso rispetto a quanto accadeva con le grandi masse delle città. Alcuni storici dietro l'ideologia nel "ruralismo" vedono una politica economica tesa a comprimere redditi e consumi, assorbendo la manodopera, cui l'industria non poteva dare lavoro, evitando l'arresto di una crescita demografica e facendo dell'agricoltura di un serbatoio, in attesa che la produzione industriale superasse la crisi. In Sicilia i primi interventi di pianificazione di nuovi insediamenti risalgono a cavallo degli anni '20 e '30 nell'ambito delle campagne di bonifica di aree incolte e malsane che investirono l'intera nazione soprattutto dopo la legge n. 3134 del 1928 “Provvedimenti per la bonifica integrale”, che rafforzò provvedimenti legislativi precedenti. Una decina di nuovi borghi accolsero gli operai occupati nelle opere di bonifica ed erano destinati, in seguito, a divenire nuovi insediamenti abitativi o agricoli (Sferro, 1927), anche se non sempre il processo di riconversione fu attuato (Borgo Recalmigi, oggi abbandonato, nei pressi di Castronovo di Sicilia). Il più conosciuto di tali centri è Pergusa (1935), sorto per la bonifica delle zone umide intorno al lago di Pergusa. Altri siti di bonifica furono il lago di Lentini (Villaggio Bardara) e le aree umide intorno a Siracusa. Realizzati intorno al 1940 furono Borgo Lupo (Mineo), Borgo Giuliano (San Teodoro), Borgo Portella della Croce (Tra Prizzi e Vicari), Borgo Petilia (Caltanissetta), Giacomo Schirò (tra Corleone e Monreale), Borgo Vicaretto (Castellana Sicula), Borgo Baccarato (Aidone), Borgo Antonio Cascino (Enna), Borgo Domenico Borzellino (Monreale), Borgo Antonio Bonsignore (Ribera). L'operazione fallì per molte cause, oltre ovviamente allo scoppio della guerra: la carenza di infrastrutture, la scarsa disponibilità dei contadini a lasciare i centri abitati di origine, la mancanza di terreni da appoderare, non avendo proceduto ad alcun esproprio. Infatti gli unici terreni espropriati furono di proprietà inglese, nella ducea di Nelson tra Maniace e Bronte dove fu fondato il Borgo Caracciolo, oggi abbandonato. Alcuni borghi non vennero mai utilizzati ed attualmente risultano praticamente tutti in stato di abbandono ed alcuni, anche pregevoli come architettura, ormai ruderi (Borgo Lupo, Borgo Schirò) Altri borghi vennero realizzati da altri enti e soggetti locali. Un caso a parte fu Mussolinia di Sicilia, oggi Santo Pietro frazione del comune di Caltagirone, un progetto ampiamente pubblicizzato (Mussolini pose la prima pietra) e mai completato a seguito di vicende grottesche che hanno sollevato l'interesse di narratori come Sciascia e Camilleri. Anche il villaggio Bardaba non venne mai abitato e ben presto subì il degrado.
Da Wikipedia.