Cugno Carrubba

Cugno Carrubba
Comune:
Carlentini - Località: Paceca
Coordinate inizio percorso: 14°58'57'' - 37°16'19''
Coordinate fine percorso: 14°58'57'' - 37°15'57''
Quota inizio percorso: 54 m.s.m. - Quota fine percorso: 114 m.s.m.
Tempo percorso (andata e ritorno): 1h 40'
Distanza (andata e ritorno): 5.9 km
Grado difficoltà: 3/10
Attenzione, il grado di difficoltà è riferito solo alla lunghezza del percorso e non all'eventuale pericolosità del sito!
Suggerito da: Trekking Leontino
Foto di: Trekking Leontino

Descrizione:
Il periodo antecedente la colonizzazione greca di Leontinoi è avvolto nel mito. Delle civiltà preelleniche rimangono i ritrovamenti nelle zone archeologiche, in particolare grotte murate e capanne del tipo italico. Secondo Sebastiano Pisano Baudo, che ha scritto, attingendo a piene mani alla mitologia Storia di Lentini antica e moderna, i primi abitatori dei campi leontini furono i Lestrigoni, popolazioni vicine ai Ciclopi, che dimoravano sull'Etna. Un capo di questo popolo, il cui nome è stato tramandato per la saggezza e il valore, era Antifate. Richiamando autori mitologici greci, soprattutto Omero, l'autore descrive i Lestrigoni come popolazioni evolute, dedite principalmente alla pastorizia e organizzate sotto un governo federato, rinnegando la rappresentazione di essi come giganti incivili e persino antropofagi. Considerandoli pacifici, ma molto patriottici, giustifica la strage dei seguaci di Ulisse, descritta nell'Odissea. Lo stesso autore, citando Tucidide, Polibio ed altri, ritiene che la città di Camesena, fondata da Cam, re dei Saturni, sorgesse nei campi leontini e fosse la prima città siciliana. In epoche successive i Lestrigoni, avanzando nella civiltà, si chiamarono Sicani, da Sicano, il loro eroe più illustre e coraggioso. Oltre alla pastorizia, si dedicarono all'agricoltura, in particolare alla coltura delle biade. Per Pisano Baudo il mito di Cerere trova origine nell'attitudine a coltivare il grano da parte dei Sicani. Ricorda che, secondo la mitologia, Cerere fu generata da Cam Saturno e da Rea ed opina che sposò Sicano. A lei furono attribuite le leggi che regolavano la pastorizia e l'agricoltura e fu appellata Tesmofora, creatrice della ricchezza, Mallefora, porta lana e Melafora, porta pecore. Dalla coppia venne alla luce roserpina, bellissima tra le belle, che Orco, re dei Molossi, rapì nei pressi del Bevaio (Biviere) di Lentini (e non nell'ennese o a Catania, come altri asseriscono). Nel mito dei campi leontini trova posto anche Ercole, capo dei Fenici, che, dopo aver ucciso Erice e fondato Mozia, si spostò ad est della Trinacria, richiamato dal mito di Cerere, alla quale sacrificò un toro nei pressi della fonte del Ciane. I Sicani, temendo l'invasione fenicia, organizzarono un numeroso esercito e ne affidarono la guida a sei condottieri: Leucaspi, Pediacrate, Bufona, Caucate, Cigeo e Crisida. I fenici, niente affatto impauriti e forti dell'audacia del proprio capo, ingaggiarono la battaglia e sconfissero i Sicani. Ercole si distinse per forza e coraggio, uccidendo i sei capi nemici. Giunto ai campi leontini, fu accolto da un tripudio. Riconoscente, lasciò segni eterni del suo passaggio, facendo edificare maestosi monumenti. Una medaglia, raffigurante un uomo nudo con la patera, che sacrifica presso un'ara, tenendo in mano un ramoscello d'orzo, fa dire al Pisano Baudo che si tratta di Ercole che sacrifica a Cerere. Pare, comunque, che il mito di Ercole sia stato nei campi leontini celebrato per secoli e addirittura si fa originare il nome Leonzio dal leone ucciso dall'eroe fenicio. Scrive Pisano Baudo che Leonzio, beneficiata dal simbolico Ercole e tanto ammirata dai Fenici, divenne di giorno in giorno più popolata, acquistando grande rinomanza per la laboriosità e la civiltà. Ma quando vi furono le terrificanti eruzioni dell'Etna che devastarono l'intera area, i Sicani, impauriti, si ritirarono a occidente dell'isola. L'area venne successivamente ripopolata dai Siculi, guidati dal re Sicolo, dal quale prese nome l'intera isola. Con la colonizzazione dei Sicoli, Leonzio fu eletta capitale della regione leontina. Ben presto, spinti da mire espansionistiche, i Sicoli entrarono in guerra con i Sicani, prendendo a saccheggiare le loro campagne. Le ostilità cessarono con la stipula di un trattato di pace che fissava i confini tra i rispettivi territori. I contrasti, però, ripresero quasi subito e si tornò a belligerare. Lo stato permanente di guerra turbava lo sviluppo economico e civile di entrambe le popolazioni. Per queste ragioni, essendo pervenuta fino a loro la fama di Euo, uomo giusto e sapiente, che aveva insegnato ai marinai l'uso delle vele, affidarono a suo figlio Xuto, anch'egli ritenuto saggio ed equo come il padre, il governo di entrambi i popoli. Poiché il prescelto si rivelò all'altezza del compito, la regione che va dal Simeto fino a Leonzio fu chiamata Xutia. Nelle età successive si mantenne la pace e la prosperità, perché i successori di Xuto furono sempre scelti come gli ottimi tra i buoni. Da Wikipedia

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Indicazioni percorso:
Da piazza Umberto I si percorre la ottocentesca via Conte Alaimo, dov'è la chiesa di San Francesco di Paola e poco più avanti il palazzo De Geronimo. Si esce dalla cosiddetta "Portazza", ove è il bivio che conduce a destra verso Francofonte, per la strada statale 194, a sinistra verso contrada Mercadante. Si segue quest'ultima strada e dopo poche decine di metri vi è il bivio, a sinistra, da cui sale la strada che porta al monte Pancali e alla necropoli di Sant'Eligio. Proseguendo, dopo avere superato un altro bivio, a sinistra, si prende una stradella che sale serpeggiando verso il Cugno Carrubba. Proseguendo ancora in direzione di Pancali, dopo circa un kilometro, si possono ammirare, nei pressi delle pendici sud-occidentali e nel versante occidentale del Cugno Carrubba, alcune tombe ad arcosolio e una grande necropoli preistorica (prima età del bronzo) con tombe a grotticella artificiale. Continuando, sempre verso Pancali, si giunge in prossimità di un bivio, si prende la strada che volge a destra, verso ovest, e si giunge nei pressi di una masseria (Vuturo) di forma quadrangolare, che nel corpo centrale a guisa di torre presenta un vano quadrangolare sopraelevato al resto dell'edificio. Nelle pendici dei colli, adiacenti alla costruzione rurale, si possono osservare numerose tombe a grotticella artificiale che coprono un arco di età che va dalla prima età del bronzo giunge sino all'inizio dell'età del ferro. (
Pro Loco Lentini)

Come arrivare all'inizio del sentiero:
Indirizzo di partenza:

(es.: Via Nazionale, 87, 00184 Roma, Italia)

Mappa altimetrica Mappa altimetrica
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(*) Distanza, misurata in km, in linea d'area dall'inizio del sentiero.
(**) Distanza, misurata in km, in linea d'area dalla fine del sentiero.
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