Foto - Castello Rufo Ruffo
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Foto di: Mario Calì

Descrizione:
La prima attestazione medievale relativa alla presenza di un insediamento posto dove oggi sorge Scaletta si trova in Edrisi, che ricorda "la Scala Piccola (Scaletta)" posta a due miglia da "la fonte del Sultano (Guidomandri?) e a tre da "hagar 'abì halih (Giampilieri?)". Edrisi non fa menzione di alcun castello o fortificazione presente nei pressi della località. E' necessario giungere ad epoca sveva per ottenere importanti informazioni sulla possibile presenza di un ridotto fortificato nei pressi di Scaletta. Agli inizi del XIII sec. risulta un tale Matteo Selvaggio custode del castello, evidentemente già edificato. Il medesimo personaggio risulta insignorito della fortezza secondo concessione di Federico II nel 1220. Vent'anni dopo risulterebbe in possesso del castello ancora il Selvaggio, sulla base di quanto si apprende da un'epistola scritta secondo volontà dell'imperatore e datata al 6 maggio 1239. Nel 1240 il castello di Scaletta è annoverato tra i "castra exempta" ed è incluso, sotto il dominio angioino, tra i castelli dello "stattum castrorum" del 1278. Nel documento si ricorda il castello di Scaletta retto "per castellanum unum scutiferum et servientes sex". Quattro anni dopo si eleva la quantità di miglio spettante al castello da salme venti a salme quarantotto, secondo un piano di rafforzamento e difesa delle coste siciliane. Nel 1281 Scaletta figura ancora nel nuovo statutum castrorum, retto "per castellanum scutiferum non habentem terram in regno et servientes 4". Durante la guerra del Vespro il castello ospita alcuni rifugiati francesi comandati da tale Michelotto Mosca (Gatta?). A seguito dell'insediamento della monarchia aragonese, il castrum di Scaletta viene concesso da Pietro II nel 1325 a Pellegrino Patti, la cui famiglia deterrà il feudo fino al 1380. Passato ai Marchese nel 1397, Scaletta non figura più nel nuovo ordinamento dei castelli del regno voluto da Martino I nel 1398. Nel 1408 un documento ricorda la terra e castello di Scaletta Zanclea. Intorno alla seconda metà del XVII sec. Francesco Ventimiglia vende casale e castello ai Ruffo, duchi di Bagnara, sotto il dominio dei quali il castello viene inglobato all'interno di un complesso sistema di fortificazioni atto ad ospitare pezzi di artiglieria. Le nuove fortificazioni, soprattutto la fortezza litoranea edificata su di una rupe sottostante quella del castello, resistono nel 1678 ad un assedio dei francesi.
Il castello di Scaletta sorge sulla sommità di uno sperone roccioso, sovrastando il limitrofo abitato e controllando la strada litoranea Messina/Catania. La pianta dell'imponente fortezza è trapezoidale, con i due assi principali che misurano 18 per 20 metri circa. Per quanto la pianta non sia esattamente rettangolare, il modello del castello di Scaletta sembra ricalcare i dongioni normanni di Paternò, Adrano, Motta S. Anastasia. L'edificio è diviso, infatti, in tre livelli. La muratura è caratterizzata da pietra calcarea non sbozzata e tenuta insieme da malta, esclusi i cantonali e le finiture decorative eseguiti con blocchi calcarei ben squadrati. Sul prospetto di nord-ovest vi è l'ingresso principale, caratterizzato da una porta ogivale costituita da blocchi di arenaria. Il resto della rupe è stato, durante il XVI e XVII secolo, utilizzato per costruire un circuito murario, necessario per ospitare pezzi di artiglieria pesante, oggi scomparsi. Il piano terreno del dongione presenta tre ambienti coperti da volte a botte, più un quarto vano più piccolo e riservato, che si eleva per tre piani e offre un ambiente intermedio coperto da volta a crociera, sorretta da costoloni poggianti su mensole. La presenza di finestre e porte indirizzate verso orizzontamenti mancanti indicherebbero l'utilizzo di solai lignei, oggi scomparsi. La sommità della fortezza possiede un piano terrazzato, accessibile da una scala in pietra non coperta, presente presso l'angolo ovest del quadrilatero. G. Agnello ritenne opportuno datare l'edificio ad epoca federiciana sulla base delle fonti documentarie. Tuttavia lo studioso siracusano ammetteva di non trovare nella struttura alcun elemento architettonico che potesse ricondursi ad età sveva. In tempi più recenti si è deciso di porre maggiormente attenzione alle evidenti similitudini tra i dongioni etnei e la torre di Scaletta, poichè il castello della "Scala Piccola" appare riconducibile al modello del donjon roman di tradizione normanna, sulla base di caratteristiche legate all'isolamento del palazzo rispetto al territorio circostante, al muro di spina che divide in senso longitudinale gli spazi interni di ciascun piano, all'esistenza delle tre elevazioni canoniche e tipiche di molti dongioni normanni siciliani ed europei.
Notizie tratte da medioevosicilia.eu
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