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Foto - Monte Scuderi
Per saperne di più: pagina Etnanatura--> Monte Scuderi

Foto di: Etnanatura e Francesco Marchese

Descrizione:
Il monte Scuderi è una montagna della catena dei Peloritani, alta 1.253 metri, situata nei territori dei comuni di Fiumedinisi, Itala e Alì. Un monaco cappuccino di Alì, padre Serafino, scrisse che il nome originariamente era monte Sparviero, perché la vetta presentava delle protuberanze laterali che facevano pensare alle ali di uno sparviero. La vetta è perfettamente pianeggiante, e forma una grande terrazza alla quale si può accedere da due punti situati ad est e ad ovest del pianoro. Dalla cima, meteo permettendo, la vista va dall'Etna a Capo Peloro ad est e alle isole Eolie al nord- Secondo una leggenda narrata da padre Serafino, sotto la vetta vi sarebbe un lago sotterraneo. Dentro una grotta, vi sarebbe nascosto il tesoro di alcuni briganti. Questo tesoro sarebbe stato cercato anche da Ahmed I, sultano dell'Impero Ottomano, che nel 1612 avrebbe mandato un gruppo di uomini a recuperarlo: la maggior parte sarebbe morta nel crollo della grotta. Da questo episodio la fantasia popolare ricavò il mito di una maledizione che avvolgerebbe il tesoro e chi lo cerca.
Da Wikipedia
Dominando con i suoi 1253 metri di altezza i territori di Itala, Alì e Fiumedinisi, Monte Scuderi è una delle cime più alte dei Peloritani. L’imponente mole e la caratteristica forma rendono questo monte ben individuabile sia dal versante tirrenico che da quello ionico della catena peloritana. Dai fianchi est ed ovest della montagna, attraverso due passaggi si accede alla vetta, pressoché pianeggiante che forma una grande terrazza naturale dalla quale, nelle giornate limpide, lo sguardo spazia dall’Etna fino a Capo Peloro in uno scenario mozzafiato. Monte Scuderi fu frequentato sin dalla preistoria ma la stratigrafia archeologica dimostra una più lunga frequentazione a partire dal periodo bizantino, tra il VII° e l’VIII° secolo d.C., epoca in cui sembra sia sorto sulla cima l’abitato fortificato di Micos o Vicos che in greco significa dirupo. Non è certo che sia proprio Micos l’abitato di cui si trova traccia evidente nelle imponenti strutture murarie che sbarravano l’accesso al pianoro presso la Porta del Monte, sia sul versante meridionale, dove convergono i sentieri provenienti da Alì e dalla Valle di Fiumedinisi, che sul versante settentrionale, dove arrivano i sentieri provenienti da Itala, Pezzolo, Altolìa e dalla carrozzabile per Piano Margi. Si tratta di mura di notevole spessore e lunghezza, realizzate con blocchi di calcare cementati da malta di calce. Mura che anche se oggi in parte interrate, dimostrano di aver avuto in origine un’altezza considerevole. Una specie di bastione sbarrava l’accesso settentrionale al pianoro e a ridosso di questo muro sono ancora evidenti i resti di un ambiente rettangolare le cui strutture, seppur interrate, si conservano per un’altezza di circa un metro. Interessante è anche la presenza di un grande vascone rettangolare rivestito con malta idraulica, chiamato tradizionalmente la “Casa del Re”, ma che potrebbe essere stato una vasca di raccolta per le acque, come indicato nelle antiche cronache. Enigmatica invece, la presenza di numerosi cumuli di pietrame disordinatamente distribuiti nella parte sud-orientale del pianoro. Sulla cima e sui fianchi di Monte Scuderi sono visibili anche ampie e profonde fosse rivestite di pietre a secco che non sono riferibili all’antico abitato ma all’attività dei cosiddetti nivaroli, i quali fino a metà del secolo scorso le utilizzavano per produrre e conservare il ghiaccio. In pratica i nivaroli raccoglievano la neve caduta in inverno, dentro queste fosse di forma circolare o quadrata con le pareti rivestite di pietra a secco. La neve raccolta nella buca veniva pestata e compattata in modo da formare una grande massa di ghiaccio che infine veniva coperta da uno spesso strato di foglie di felce e terra in modo da poter conservare il ghiaccio fino ai mesi estivi, quando i nivaroli, andavano a prelevarlo e lo trasportavano a valle per venderlo. Un aspetto poco conosciuto dei Peloritani è la ricchezza di minerali che si nascondono nelle viscere di questi monti. Nel XVIII secolo, il geologo francese Deodat de Dolomieu dopo aver percorso le valli dei Peloritani definì questi monti addirittura i più ricchi di minerali d’Europa. Documenti d’archivio già a partire dall’epoca normanna segnalano la presenza di sabbie aurifere, miniere d’oro, argento, ferro, rame e allume nei territori di Alì e Fiumedinisi e in particolare su Monte Scuderi. Nel periodo compreso tra il 1720 e il 1860, le miniere di Monte Scuderi e del territorio circostante furono sfruttate da una colonia di minatori tedeschi che ne ricavarono oro, argento, rame, ferro e piombo e successivamente da compagnie minerarie campane che estrassero minerali sin quasi alla fine dell’800. Forse proprio in conseguenza della presenza di minerali preziosi, Monte Scuderi è divenuto famoso per la leggenda secondo la quale nelle sue cavità sotterranee si nasconda uno straordinario tesoro, definito a truvatura. Questa tradizione trova un fondamento di realtà in antiche cronache che raccontano di spedizioni che fino al XVIII sec. esplorarono le cavità sotterranee del monte in cerca del fantomatico tesoro ma più probabilmente si avventurarono alla ricerca dei filoni metalliferi che ne arricchivano le sue viscere.
Fonte Pan travel solution
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