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Venerdì 10 luglio 2026
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Kamarina
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Nome:
Kamarina
Comune: Ragusa
Località: Scoglitti
Foto di: Etnanatura - Pro Loco Scoglitti Kamarina -
Descrizione:
Il Museo Archeologico Regionale di Kamarina è un museo che ha sede nelle vicinanze di Scoglitti, in provincia di Ragusa. Sorge su un antico baglio ottocentesco costruito intorno ai resti del tempio di Atena, di cui rimangono visibili parte del muro sud della cella e delle fondazioni. L'edificio raccoglie la documentazione archeologica del territorio camarinese dall’età preistorica alla medievale ed è costituito da tre padiglioni e sette sale espositive.
Sala delle anfore. La prima sala subito dopo l'ingresso è dedicata all'archeologia subacquea. Qui sono esposte ricche collezioni di reperti, portati alla luce grazie alle ricerche effettuate negli anni novanta del XX secolo nel mare antistante Kamarina. Dal relitto dell'Elmo corinzio, di età arcaica (VI secolo a.C.) sono esposti alcuni resti di grandi anfore da trasporto, piccole kylikès ioniche, lucerne e un magnifico e raro elmo corinzio con calotta emisferica e paragnatidi incluse. Seguono un elmo attico-etrusco in bronzo, a paragnatidi mobili, con umbone a pigna e alcune anfore di tipo greco-italiche. Sono esposti pure una statuetta in bronzo del dio Arpocrate dal relitto mamertino, monete, pesi, un gruppo di lucerne, uno scalpellino, uno stilo ecc. Dal relitto delle colonne III secolo d.C. provengono invece molti oggetti di pregevole fattura in bronzo: un vaso porta profumi, un thermos, una bottiglia in vetro con cestino in fibre vegetali, tre strigili e varie monete. Segue l'esposizione di oggetti provenienti dal relitto di Afrodite (III secolo d.C.) con una bellissima statuetta in bronzo di Afrodite, vasi da portata, e alcuni sostegni di un triclinio. Dal relitto dei Sei Imperatori sono esposte ben 5.000 monete in bronzo (antoniniani), una stadera, pesi, scandagli e vari oggetti ornamentali. Infine dal relitto medioevale sono stati esposti alcuni attrezzi da maniscalco.
Sala della preistoria. Uscendo dal Padiglione subacqueo, verso l'esterno del cortile, si accede immediatamente al padiglione est. La prima sala è dedicata ai vari insediamenti nel territorio in età preistorica, in particolare nell'età del bronzo XIX secolo a.C.-XV secolo a.C. In questa sala sono esposti alcuni strumenti litici (lame, punteruoli, punte di freccia, battitoi), tipici della faciès castellucciana dell'età del bronzo. Questi reperti provengono da scavi eseguiti lungo la costa Passo Marinaro, Piano Resti, Macchia Tonda e Branco Grande e verso l'interno nei pressi di Santa Croce Camerina (Contrada Forche).
Sala arcaica. Dall'arcaica necropoli di Rifriscolaro, sono esposti innumerevoli reperti che corredavano le sepolture. Sono esposti un Lekythos con raffigurante Enea ed Anchise, vari Skyphoi e aryballoi corinzi, vasi porta unguenti, e una bellissima anfora biansata della metà fine VI secolo a.C. con scene figurate di cavalieri armati e menadi danzanti. Seguono una sepoltura ad enchytrismos, una sepoltura a cappuccina, un kantharos, un'oinochoe in bucchero eolico, un aryballos, con due leoni ruggenti, un bellissimo cratere ed altri corredi funerari finemente decorati. br>Sala Persefone. Questa sala è dedicata ai culti noti a Kamarina. In particolare qui viene documentato il santuario di Demetra e Kore, portato alla luce da Paolo Orsi nel 1896. Si possono ammirare varie protomi e torsi di statuette sedute sul trono, del periodo ippocrateo 491 a.C., con il polos, sul tipo dell'Athena Lindia e altre statuette in terracotta che raffigurano il tipo stante con porcellino al petto. In questa sala è esposta pure un'arula in terracotta decorata con la raffigurazione a rilievo di una Gorgone VI-V secolo a.C. e alcuni elementi decorativi del tempio di Atena.
Sala del Tempio di Anna Agata III. Sala dedicata al tempio di Athena. Qui è visibile una parte del terrapieno di colmata IV secolo a.C. ), la rampa di acceso al pronao e le massicce strutture di fondazione del tempio. L'edificio templare è una cella in antis costruita in blocchi di calcarenite su un crepidoma a tre gradini. Il tempio era diviso in tre spazi corrispondenti al pronao, alla cella e all'opistodomo.
Sala di Camarina classica. Qui viene rappresentata la storia urbanistica della nuova Kamarina, quella di età classica, dagli inizi del V secolo a.C., dove viene evidenziato l'importante spazio pubblico dell'Agorà e alcuni quartieri urbanistici con le varie plateie e stenopoi. Sono esposti alcune documentazioni fotografiche della coniazione camarinese raffiguranti Athena, Demetra e Kore, la ninfa Camarina, Zeus e il dio Hipparis. Infine sono documentati le varie ricerche nella chora di Kamarina.
Sala necropoli di Passo Marinaro. In questa ampia sala sono esposti vari corredi funerari risalenti al V-IV secolo a.C. provenienti dagli scavi eseguiti presso la necropoli classica di Passo Marinaro. Crateri a campana a fondo rosso con figure nere, lucerne, coppe, ciotole, olpai a vernice nera e altri pregevoli corredi ceramici attici. In questa sala sono esposte anche una sepoltura a cappuccina con corredo, un'epigrafe funeraria di Hippo e tegole con timbri, un'ara ed alcuni plastici ricostruttivi di una fattoria greca e di tutto il sito archeologico.
Fonte Wikipedia.
Kamarina, la ninfa che si offese
Terra di Sicilia, certe volte, conserva la memoria meglio degli uomini. Tra il rumore del mare e il vento che attraversa i cespugli riaffiorano storie che sembrano favole e invece custodiscono antiche verità .
Kamarina fu una colonia fondata dai Siracusani sulla costa meridionale dell'isola, tra il 598 e il 589 a.C., secondo le diverse cronologie tramandate. Ma le città non sono sempre esistite; prima ancora esisteva la ninfa. Spirito delle acque, della grande palude e del lago che proteggevano naturalmente quel tratto di costa.
Il suo volto compare ancora oggi sulle magnifiche monete d'argento del V secolo a.C. Una giovane donna cavalca un grande cigno mentre scivola sulle acque del lago. Nessuna iscrizione spiega chi sia. Gli abitanti lo sapevano bene: quella era Kamarina, custode del luogo e della sua fortuna. Tra le leggende più antiche si raccontava dell'amore tra la ninfa e il pastore Ippari (i pastori, allora, per le ninfe erano meglio dei calciatori con le veline). Giovane dei monti Iblei lui, creatura delle acque lei. Bastò uno sguardo perché i due si scegliessero. Bastò la gelosia di Zeus perché quel destino venisse spezzato. Il padre degli dèi, miriusu come solo gli immortali sanno essere, li separò. Dolore e nostalgia consumarono entrambi, che morirono di crepacuore. Compassione ebbero infine gli dèi, trasformando il pastore nel fiume Ippari e la ninfa nel lago di Kamarina, così che le loro acque potessero incontrarsi ogni giorno prima di raggiungere il mare.
Ben più famosa è però un'altra storia, che divenne un proverbio tramandato per generazioni di Romani.
Pestilenza e siccità colpirono la città . Paura e superstizione indicarono subito un colpevole: la palude. Colpa di quell'acqua stagnante, dicevano tutti. Ambasciatori partirono verso l'oracolo di Apollo per chiedere consiglio. La risposta fu breve e chiarissima, cosa che gli oracoli fanno raramente, preferendo lasciare un vago alone di: "Ma chi sta dicennu?". Stavolta, invece, fu preciso: "Non prosciugate la palude."
Gli uomini, da sempre, domandano consiglio agli dèi soltanto quando sperano di sentirsi dare ragione. Appoi, quannu mai, in un cuntu un oracolo dà un responso e viene ascutato?
La bonifica venne eseguita ugualmente. La pestilenza, almeno secondo il racconto degli antichi, diminuì davvero. Festa grande tra le strade della città . Poco tempo dopo arrivò però un esercito nemico. Nessun acquitrino a rallentarne l'avanzata. Nessun canneto a ostacolare i carri. Nessuna barriera naturale a difendere Kamarina.
Cadde la città senza mancu dire pio, con tutte le conseguenze del caso: uomini sgozzati, picciriddi ridotti in schiavitù e fimmine violate.
Vendetta della ninfa, dissero alcuni. Lezione di ecologia difensiva, diremmo oggi.
Da quella vicenda nacque persino un proverbio latino: Camarinam movere, "non smuovere Kamarina". Un invito alla prudenza, perché esistono problemi il cui rimedio rischia di essere peggiore del male. Un modo di dire che i Romani si tramandarono per generazioni.
Scienza ed ecologia hanno oggi spiegazioni che gli antichi non possedevano. Paludi e zone umide possono favorire alcune malattie (non la peste, comunque, che è trasmessa prevalentemente dalle pulci dei ratti), ma rappresentano anche ecosistemi preziosi, capaci di trattenere le piene, filtrare le acque e difendere il territorio. Mito e realtà , in questo caso, sembrano quasi stringersi la mano.
Rovine, monete e pochi blocchi di pietra raccontano oggi ciò che rimane dell'antica Kamarina. Memoria ben più viva continua invece a custodirla il suo racconto. Ogni volta che un bosco, una palude o un fiume sembrano soltanto un ostacolo da eliminare, la voce della ninfa torna a farsi sentire.
Saggezza antica, quella di Kamarina. Certe difese mostrano il loro valore soltanto quando non ci sono più. Come certe persone che si apprezzano soltanto dopo la loro morte.
Tratta da Ludum.
Fonti
Ignazio Caloggero, Culti, Miti e Leggende dell'Antica Sicilia.
Pindaro, Olimpiche (V secolo a.C.).
Virgilio, Eneide (riferimento al Lacus Camarinensis).
Paolo Orsi, ricerche archeologiche su Kamarina.
Parco Archeologico di Kamarina e Cava d'Ispica – studi e documentazione archeologica.
Corpus della numismatica greca siceliota (monete di Kamarina, V secolo a.C.).
Comune: Ragusa
Località: Scoglitti
Foto di: Etnanatura - Pro Loco Scoglitti Kamarina -
Descrizione:
Il Museo Archeologico Regionale di Kamarina è un museo che ha sede nelle vicinanze di Scoglitti, in provincia di Ragusa. Sorge su un antico baglio ottocentesco costruito intorno ai resti del tempio di Atena, di cui rimangono visibili parte del muro sud della cella e delle fondazioni. L'edificio raccoglie la documentazione archeologica del territorio camarinese dall’età preistorica alla medievale ed è costituito da tre padiglioni e sette sale espositive.
Sala delle anfore. La prima sala subito dopo l'ingresso è dedicata all'archeologia subacquea. Qui sono esposte ricche collezioni di reperti, portati alla luce grazie alle ricerche effettuate negli anni novanta del XX secolo nel mare antistante Kamarina. Dal relitto dell'Elmo corinzio, di età arcaica (VI secolo a.C.) sono esposti alcuni resti di grandi anfore da trasporto, piccole kylikès ioniche, lucerne e un magnifico e raro elmo corinzio con calotta emisferica e paragnatidi incluse. Seguono un elmo attico-etrusco in bronzo, a paragnatidi mobili, con umbone a pigna e alcune anfore di tipo greco-italiche. Sono esposti pure una statuetta in bronzo del dio Arpocrate dal relitto mamertino, monete, pesi, un gruppo di lucerne, uno scalpellino, uno stilo ecc. Dal relitto delle colonne III secolo d.C. provengono invece molti oggetti di pregevole fattura in bronzo: un vaso porta profumi, un thermos, una bottiglia in vetro con cestino in fibre vegetali, tre strigili e varie monete. Segue l'esposizione di oggetti provenienti dal relitto di Afrodite (III secolo d.C.) con una bellissima statuetta in bronzo di Afrodite, vasi da portata, e alcuni sostegni di un triclinio. Dal relitto dei Sei Imperatori sono esposte ben 5.000 monete in bronzo (antoniniani), una stadera, pesi, scandagli e vari oggetti ornamentali. Infine dal relitto medioevale sono stati esposti alcuni attrezzi da maniscalco.
Sala della preistoria. Uscendo dal Padiglione subacqueo, verso l'esterno del cortile, si accede immediatamente al padiglione est. La prima sala è dedicata ai vari insediamenti nel territorio in età preistorica, in particolare nell'età del bronzo XIX secolo a.C.-XV secolo a.C. In questa sala sono esposti alcuni strumenti litici (lame, punteruoli, punte di freccia, battitoi), tipici della faciès castellucciana dell'età del bronzo. Questi reperti provengono da scavi eseguiti lungo la costa Passo Marinaro, Piano Resti, Macchia Tonda e Branco Grande e verso l'interno nei pressi di Santa Croce Camerina (Contrada Forche).
Sala arcaica. Dall'arcaica necropoli di Rifriscolaro, sono esposti innumerevoli reperti che corredavano le sepolture. Sono esposti un Lekythos con raffigurante Enea ed Anchise, vari Skyphoi e aryballoi corinzi, vasi porta unguenti, e una bellissima anfora biansata della metà fine VI secolo a.C. con scene figurate di cavalieri armati e menadi danzanti. Seguono una sepoltura ad enchytrismos, una sepoltura a cappuccina, un kantharos, un'oinochoe in bucchero eolico, un aryballos, con due leoni ruggenti, un bellissimo cratere ed altri corredi funerari finemente decorati. br>Sala Persefone. Questa sala è dedicata ai culti noti a Kamarina. In particolare qui viene documentato il santuario di Demetra e Kore, portato alla luce da Paolo Orsi nel 1896. Si possono ammirare varie protomi e torsi di statuette sedute sul trono, del periodo ippocrateo 491 a.C., con il polos, sul tipo dell'Athena Lindia e altre statuette in terracotta che raffigurano il tipo stante con porcellino al petto. In questa sala è esposta pure un'arula in terracotta decorata con la raffigurazione a rilievo di una Gorgone VI-V secolo a.C. e alcuni elementi decorativi del tempio di Atena.
Sala del Tempio di Anna Agata III. Sala dedicata al tempio di Athena. Qui è visibile una parte del terrapieno di colmata IV secolo a.C. ), la rampa di acceso al pronao e le massicce strutture di fondazione del tempio. L'edificio templare è una cella in antis costruita in blocchi di calcarenite su un crepidoma a tre gradini. Il tempio era diviso in tre spazi corrispondenti al pronao, alla cella e all'opistodomo.
Sala di Camarina classica. Qui viene rappresentata la storia urbanistica della nuova Kamarina, quella di età classica, dagli inizi del V secolo a.C., dove viene evidenziato l'importante spazio pubblico dell'Agorà e alcuni quartieri urbanistici con le varie plateie e stenopoi. Sono esposti alcune documentazioni fotografiche della coniazione camarinese raffiguranti Athena, Demetra e Kore, la ninfa Camarina, Zeus e il dio Hipparis. Infine sono documentati le varie ricerche nella chora di Kamarina.
Sala necropoli di Passo Marinaro. In questa ampia sala sono esposti vari corredi funerari risalenti al V-IV secolo a.C. provenienti dagli scavi eseguiti presso la necropoli classica di Passo Marinaro. Crateri a campana a fondo rosso con figure nere, lucerne, coppe, ciotole, olpai a vernice nera e altri pregevoli corredi ceramici attici. In questa sala sono esposte anche una sepoltura a cappuccina con corredo, un'epigrafe funeraria di Hippo e tegole con timbri, un'ara ed alcuni plastici ricostruttivi di una fattoria greca e di tutto il sito archeologico.
Fonte Wikipedia.
Kamarina, la ninfa che si offese
Terra di Sicilia, certe volte, conserva la memoria meglio degli uomini. Tra il rumore del mare e il vento che attraversa i cespugli riaffiorano storie che sembrano favole e invece custodiscono antiche verità .
Kamarina fu una colonia fondata dai Siracusani sulla costa meridionale dell'isola, tra il 598 e il 589 a.C., secondo le diverse cronologie tramandate. Ma le città non sono sempre esistite; prima ancora esisteva la ninfa. Spirito delle acque, della grande palude e del lago che proteggevano naturalmente quel tratto di costa.
Il suo volto compare ancora oggi sulle magnifiche monete d'argento del V secolo a.C. Una giovane donna cavalca un grande cigno mentre scivola sulle acque del lago. Nessuna iscrizione spiega chi sia. Gli abitanti lo sapevano bene: quella era Kamarina, custode del luogo e della sua fortuna. Tra le leggende più antiche si raccontava dell'amore tra la ninfa e il pastore Ippari (i pastori, allora, per le ninfe erano meglio dei calciatori con le veline). Giovane dei monti Iblei lui, creatura delle acque lei. Bastò uno sguardo perché i due si scegliessero. Bastò la gelosia di Zeus perché quel destino venisse spezzato. Il padre degli dèi, miriusu come solo gli immortali sanno essere, li separò. Dolore e nostalgia consumarono entrambi, che morirono di crepacuore. Compassione ebbero infine gli dèi, trasformando il pastore nel fiume Ippari e la ninfa nel lago di Kamarina, così che le loro acque potessero incontrarsi ogni giorno prima di raggiungere il mare.
Ben più famosa è però un'altra storia, che divenne un proverbio tramandato per generazioni di Romani.
Pestilenza e siccità colpirono la città . Paura e superstizione indicarono subito un colpevole: la palude. Colpa di quell'acqua stagnante, dicevano tutti. Ambasciatori partirono verso l'oracolo di Apollo per chiedere consiglio. La risposta fu breve e chiarissima, cosa che gli oracoli fanno raramente, preferendo lasciare un vago alone di: "Ma chi sta dicennu?". Stavolta, invece, fu preciso: "Non prosciugate la palude."
Gli uomini, da sempre, domandano consiglio agli dèi soltanto quando sperano di sentirsi dare ragione. Appoi, quannu mai, in un cuntu un oracolo dà un responso e viene ascutato?
La bonifica venne eseguita ugualmente. La pestilenza, almeno secondo il racconto degli antichi, diminuì davvero. Festa grande tra le strade della città . Poco tempo dopo arrivò però un esercito nemico. Nessun acquitrino a rallentarne l'avanzata. Nessun canneto a ostacolare i carri. Nessuna barriera naturale a difendere Kamarina.
Cadde la città senza mancu dire pio, con tutte le conseguenze del caso: uomini sgozzati, picciriddi ridotti in schiavitù e fimmine violate.
Vendetta della ninfa, dissero alcuni. Lezione di ecologia difensiva, diremmo oggi.
Da quella vicenda nacque persino un proverbio latino: Camarinam movere, "non smuovere Kamarina". Un invito alla prudenza, perché esistono problemi il cui rimedio rischia di essere peggiore del male. Un modo di dire che i Romani si tramandarono per generazioni.
Scienza ed ecologia hanno oggi spiegazioni che gli antichi non possedevano. Paludi e zone umide possono favorire alcune malattie (non la peste, comunque, che è trasmessa prevalentemente dalle pulci dei ratti), ma rappresentano anche ecosistemi preziosi, capaci di trattenere le piene, filtrare le acque e difendere il territorio. Mito e realtà , in questo caso, sembrano quasi stringersi la mano.
Rovine, monete e pochi blocchi di pietra raccontano oggi ciò che rimane dell'antica Kamarina. Memoria ben più viva continua invece a custodirla il suo racconto. Ogni volta che un bosco, una palude o un fiume sembrano soltanto un ostacolo da eliminare, la voce della ninfa torna a farsi sentire.
Saggezza antica, quella di Kamarina. Certe difese mostrano il loro valore soltanto quando non ci sono più. Come certe persone che si apprezzano soltanto dopo la loro morte.
Tratta da Ludum.
Fonti
Ignazio Caloggero, Culti, Miti e Leggende dell'Antica Sicilia.
Pindaro, Olimpiche (V secolo a.C.).
Virgilio, Eneide (riferimento al Lacus Camarinensis).
Paolo Orsi, ricerche archeologiche su Kamarina.
Parco Archeologico di Kamarina e Cava d'Ispica – studi e documentazione archeologica.
Corpus della numismatica greca siceliota (monete di Kamarina, V secolo a.C.).
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Indicazioni percorso: Sulla s.p. 102. Il sito é segnalato.
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0.1 km
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14°26'51'' - 36°52'20''
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52 m.s.m.
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