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Santa Maria di Spanò - Santa Maria della Stella


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Nome: Santa Maria di Spanò
Comune: Randazzo
Località: Spanò
Foto di: Enzo Crimi -

Descrizione:
Durante la lettura si vivono diverse vite (William Styron - scrittore americano) ebbene, se avete voglia di leggere, oggi vi propongo un 'escursione immaginaria alla scoperta dell'intrigante chiesa cistercense di Santa Maria della Stella in territorio di Randazzo.
L 'isola amministrativa di "Spanò”, è composta da alcune contrade delle quali riportiamo in questo scritto quelle più importanti ed estese del comprensorio, denominate "Grotta Fumata, Eremita, Roccazza, Pisciaro, Casotta, Castelluzzo, Fiorenti e infine "Spanò””. Si tratta di un comprensorio territoriale esteso complessivamente per ha. 3.837 ed é ubicato territorialmente ad un 'altitudine che varia da una quota massima di 807mt della contrada "Roccazza” ad una quota minima di mt282 della contrada "Grotta Fumata”, dunque a media pendenza con punte di elevata acclività nelle aree più in quota. Il territorio di "Spanò” ricade all'interno del bacino idrografico del fiume Simeto che scorre a levante dell'area, mentre a ovest confina con il fiume cosiddetto "Sotto di Troina o Fiumetto”, nonché i numerosi affluenti dei due fiumi, che intersecano l 'intera zona. In definitiva, "Spanò” è una porzione di territorio che si configura come una sorta di enclave appartenente al comune di Randazzo ma posizionato ad una distanza di oltre 40 km ad ovest dalla cittadina e interamente circondato dai territori dei comuni di Bronte, Centuripe, Regalbuto e Troina, nelle province di Catania ed Enna. Forse per la sua vicinanza alla cittadina, nel passato il territorio di "Spanò” dipendeva amministrativamente da Troina o Trayna, tanto che il suo toponimo, secondo studiosi di settore, sembra derivare dal sedimento culturale ellenico intrinsecamente radicato nelle terre di Troina abitata in quei tempi antichi in prevalenza da greci. Tuttavia, intorno al 1348 o forse prima, per cessione o per conquista, sul territorio di "Spanò” vennero estesi alcuni diritti amministrativi da parte di Randazzo tuttora vigenti, mentre per un certo periodo questo comprensorio fece anche parte del territorio di Bronte, per poi nel 1831 sino ad oggi ritornare nuovamente sotto il governo amministrativo di Randazzo.
Come riportato in alcune pubblicazioni storiche e riconducibili alla letteratura cosiddetta "sommersa”, "Spanò” faceva parte di un'area territoriale molto più ampia composta da dodici località, erano i "casali” di Carcaci, Floresta, Pulichelli, Cattaino, Bolo, San Teodoro, Cesarò, Cuttò, Santa Lucia, Maniace, Bronte e quindi "Spanò”. In ragione del tempo trascorso e dei molti passaggi di proprietà che ha subìto questa enclave, al presente la storiografia locale attinente non è per nulla prodiga di fonti e notizie, che peraltro, a volte, sono discordanti tra loro e prive di riscontri attendibili. Inoltre, le vicissitudini di un territorio che si trascinano per secoli, spesso provocano la recisione delle radici storiche e la dimenticanza dei luoghi d'arte, in particolare quando le Istituzioni non sono interessate a valorizzarli, in modo da apprezzarne il loro valore storico e artistico. Con la suddetta riflessiva consapevolezza, lasceremo agli storici le varie tesi riguardo le vicende del passato che si sono succedute nei secoli in questi luoghi, mentre auspichiamo che coloro a cui compete, finalmente possano porre in essere delle iniziative volte alla riscoperta di questo nostro "Patrimonio culturale immateriale universale” che si cela in questi luoghi e ahimé, in via di disfacimento. Intanto noi con questo post volgeremo uno sguardo d 'insieme all'intero territorio di "Spanò” e ci soffermeremo "guardare” più da vicino la Chiesa di Santa Maria della Stella, essendo stata nei suoi tempi un importante centro di spiritualità cistercense in questo territorio rurale randazzese. Ne consegue che l 'antica chiesa medievale di Santa Maria della Stella di "Spanò” può essere stato un presidio strategico di grande interesse per numerosi monaci del periodo medievale che si spostavano in questi vasti comprensori per portare alle genti contadine di queste terre il conforto della religione e la testimonianza tangibile di avamposto della civiltà umanamente progredita che si faceva strada in un mondo ancora privo di grandi prospettive di sviluppo e uguaglianza sociale.
Nella parte nord-occidentale di queste aree brulle di "Spanò” e precisamente nella località conosciuta come "Imperotta", su un banco arenario quarzarenitico, intorno al 1263 venne edificato una sorta di agglomerato rurale conosciuto come il "Castello Sottano di "Spanò" cosiddetto anche Castelluzzo. In realtà, non si tratta di un vero e proprio castello, ma di un'antico e precario organismo edilizio sacro fortificato e di modeste dimensioni, in parte ancora visibile e malridotto a magazzino e fienile, la cui parte principale è l'antica chiesetta medievale di Santa Maria della Stella di "Spanò”. L 'edificio "religioso” é disposto in forma rettangolare con copertura a botte rinforzata con sbarre di legno e ferro ed un transetto trasversale che interseca perpendicolarmente una sorta di arco a navata longitudinale con tre incavature absidali a cupola nella parte interna del presbiterio che conferiscono alla chiesa la classica pianta a croce. Nella parte esterna della costruzione, le absidi si delineano come delle sobrie sporgenze arrotondate. La facciata principale della chiesa, ordinariamente lavorata in muratura e conci di calcare ben squadrati che adornano il prospetto della costruzione, si presenta ancora oggi alquanto incantevole, leggera e sobria. Il portale è archiacuto e modellato a fasce decorative rincassate che seguono concentricamente la linea di curvatura prospettica esterna dell'arco e ne definiscono il profilo. Sulla parte centrale sopra l 'arco è ancora visibile un intrigante rilievo che raffigura una croce ad otto punte stemma dell'Ordine dei Templari, ad indicare la frequentazione della chiesa da parte dei monaci cistercensi, ordine monastico al quale apparteneva San Bernardo di Clairvaux (Chiaravalle in italiano e Clara Vallis in latino) patrono dei Templari. Attigui alla chiesa sono altri due ruderi di fabbricati minori in parte coperti e i resti di una torre quasi invisibile a pianta approssimativamente circolare, la cui esistenza é storicamente legata all'ordine conventuale dei Cistercensi. Come sostenuto dallo storico randazzese, canonico don Giuseppe Plumari vissuto tra il 1770 e il 1851 e riconosciuto dagli studiosi locali come la memoria storica di questa città di Randazzo, in questo territorio esistevano anche altri edifici religiosi e aggregati abitativi, di cui, a parte alcune sporadiche strutture rurali, si è persa ogni traccia. Tuttavia, il culto dedicato a Maria SS. Madonna della Stella, sembra che sia giunto in Sicilia, e dunque in queste terre, intorno al 1089 ad opera dei monaci Cistercensi, venuti al seguito dei Normanni.
Alcuni esperti di Storia Patria locale pensano che il corpo della costruzione sia stato realizzato dall'Ordine dei Cavalieri Templari, mentre altri studiosi (Aldo Sparti. "De fundatione, dotatione et dedicatione ecclesie Sancte Marie de "Spanò”” - R. Pirri, "Sicilia Sacra”, Palermo 1733 - T. Fazello, "Storia di Sicilia”, Palermo, ed. 1990) asseriscono che tale cenobio sia stato voluto e costruito nella sua posizione attuale nel 1263 da Nicola Spano, un benestante di Troina e in seguito adibito ad Abbazia consacrata e fortificata da parte dei monaci cistercensi. (Nicola di Troina fonda la chiesa di S. Maria di "Spanò, "Ìn situ et territorio Trayne" dotandola di beni mobili e immobili e indicandone i confini). Oramai da considerare in avanzata decadenza, questi fabbricati sono stati edificati con la tecnica muraria in conci di calcare del luogo e al momento non sono visitabili in quanto di proprietà privata e per il rischio di crolli. Tuttavia, questi elementi testimoniano quanto la chiesetta medievale di Santa Maria della Stella di "Spanò” può essere considerata un piccolo gioiello architettonico, un luogo della memoria speciale, intimo e profondo, legato a ricordi, emozioni riconducibili all'identità di questi luoghi, dove si torna con nostalgia per ritrovare pace. Ovviamente, non ogni luogo storico è un luogo della memoria, a volte si tratta di luoghi apparentemente sconnessi tra loro, che comunque, possono concorrere alla costruzione della memoria. Bisogna che in particolare le Istituzioni, i Comuni, gli Enti e le Associazioni, tornassero ad occuparsene e cercare questi luoghi della memoria, si impegnassero nel mapparli, proteggerli e valorizzarli e si mettessero in ascolto delle voci di chi, per motivi diversi e a vario titolo, li conosce ed è ancora indissolubilmente legato ad essi. Da questi ragionamenti scaturisce anche un rapporto nostalgico con questi luoghi ed insieme con il non-vissuto, con i sé possibili e con lo spazio-tempo alternativo. In definitiva, la chiesa medievale di Santa Maria della Stella è una preziosa presenza strutturale, che anche a visitarla per poco, essendo uno spazio dove si lascia un "pezzetto di sé", si possono percepire pezzi di vita ricordi di gioventù, luoghi di escursione o condivisione, che malgrado tenda al dissolvimento, riesce ancora a testimoniare un passato rurale materialmente povero, ma dovizioso di dettagli che raccontano la cultura dei luoghi, esempio eccellente di arte, storia e architettura rurale che ricorda i periodi che furono e che probabilmente non torneranno mai più.
In sostanza, basta chiudere gli occhi un momento per calarsi nello spaccato agro-rurale di queste terre di quegli anni, per avere la sensazione di rivedere la vita che si svolgeva in questi luoghi. La laboriosità della gente contadina di allora, della gente più umile, delle plebi rurali votati agli stessi ritmi, agli stessi costumi e consuetudini, si protraeva lentamente ed invariabilmente dall'alba al tramonto nella profondità dei secoli. Gente in perenne sacrificio che si rompeva la schiena e si avvaleva di compagni fedeli ed inseparabili quali l 'asino, il mulo o il bue, sino a quando il progresso tecnologico e i tempi nuovi sconvolsero quel sistema arcaico e lo trasformarono in quello attuale : l 'immobile abbandono. Il progressivo abbandono del mondo agricolo in alcune ampie aree del nostro territorio compreso "Spanò”, la perdita della memoria storica, delle lingue dialettali, delle tradizioni locali, dei sani valori di vita e dei lavori tipici e umili dei nostri antenati, hanno portato al dissolvimento del trascorso dei nostri progenitori e soprattutto, alla perdita di un immenso e prezioso "Patrimonio culturale immateriale universale” che oramai testimonia mondi lontani anni luce. Il territorio di "Spanò” ha vissuto questo passato rurale e ne sono testimonianza le vecchie e dirute case, oggi utilizzate dagli allevatori per il ricovero di equipaggiamenti agro-pastorali e persino animali. In definitiva, strutture una volta abitative e ormai ridotte a ruderi, stanche e malandate, eppure resistono all'incalzare degli eventi, bagnate dalla pioggia ed asciugate dal sole da sempre, abbandonate nella triste solitudine della dimenticanza del tempo, come la chiesetta di Santa Maria della Stella di "Spanò”. Paradossalmente, queste condizioni, se un tempo avevano preservato l 'integrità storica, economica e culturale di questa isola amministrativa di "Spanò” e ne avevano permesso il suo percorso esistenziale, con l 'avvento dell'età moderna ne hanno irreversibilmente decretato la decadenza. Tuttavia, con un pizzico di animo contemplativo, le peculiarità che detengono queste terre dove una volta si svolgevano tutte le attività domestiche, sociali e ricreative, rendono quest'ambiente rurale apprezzabile e in alcuni casi, quando non danneggiato dal continuo divenire degli armenti e/o percorsi motorizzati, é ancora ricco di valore naturalistico. In conclusione, rimasta come spettatrice stoica di un mondo che cambia repentinamente e tende a "soffocare” l 'arte, al presente l 'antica chiesa medievale di Santa Maria della Stella di "Spanò” e le sue opere annesse, conservano un grande fascino e svelano il lato tristemente romantico di un sito pregno di interessante attrattiva che certamente stimola un profondo contatto con la natura selvaggia e l 'universo circostante che volge all'oblio.
L'intero distretto territoriale di "Spanò” può considerarsi a vocazione colturale strettamente agro-pastorale, dove predominano in gran parte i terreni seminativi, mentre altri terreni incolti, vengono destinati al pascolo spesso incontrollato. L 'esercizio del pascolo viene praticato su distese erbose, solitamente spontanee, formate da numerose specie erbacee da pascolo differenti le quali, non vengono falciate ma vengono sfruttate per far pascolare, cioè nutrire direttamente il bestiame da allevamento in forma temporanea o permanente. In queste terre, sfruttate soprattutto durante l 'estate, il bestiame può tranquillamente essere fatto pascolare allo stato brado per la maggior parte dell'anno, in quanto viene solitamente utilizzato non per animali da latte, ma come forma di allevamento per il bestiame, sinonimo di qualità delle materie prime, come la carne, ricavate dall'animale. Ne consegue che questi terreni non essendo sottoposti a regolamentazione per l 'esercizio del pascolo, in gran parte restano in balìa dell'incuria, del sovrapascolamento indiscriminato, dell'attività degli eventi atmosferici a volte inclementi e della devastazione degli incendi estivi, che non permettono l'insediamento di vegetazione arborea. A questo triste fenomeno di degrado, qua e là sul terreno e nei pressi degli ovili, resistono piccoli e radi scorci di verde rappresentati da alberi di fruttiferi che resistono allo scorrere del tempo e infine, una micidiale miscela di cespugli, arbusti, erbe seccagginose stagionali e ginestre che oramai, in una fase di rinaturalizzazione hanno colonizzato il soprassuolo. I terreni, che possono considerarsi di mediocre consistenza, sono argillosi – calcarei dove possono formarsi degli smottamenti in particolare negli alvei torrentizi e lungo le pendici dove si notano profili di dilavamento che evidenziano forme di roccia sottostante, in particolare sui crinali. Nella parte terminale meridionale che si affaccia sul fiume Simeto, i terreni geologicamente argillosi con forti pendenze verso il fiume, l 'argilla viene messa in movimento dal ruscellamento dell'acqua piovana e sotto forma di fiume di fango, prima in forma lieve, poi, asportando ulteriori particelle di terra, in forma sempre più accentuata. Questo fenomeno meccanico, crea la formazione di calanchi che scaricano e smantellano le dorsali che tendono ad essere modellate con il conseguente riversamento nel corso d 'acqua sottostante, spesso creando danni all'assetto fluviale e alle aree golenali ad alta fertilità, ma estremamente vulnerabili alle all'erosione. Per tale ragione, questi terreni sono sottoposti a Vincolo idrogeologico, che tende a tutelare il buon regime delle acque in modo da evitare o ridurre l 'erosione idrica.
Il territorio di "Spanò” è un comprensorio inserito in un contesto orografico collinare con forti acclività del terreno che degrada a est verso il fiume Simeto e ad Ovest a costeggiare la S.S. n° 575 Troina-Adrano e lambire le acque del fiume Troina di Sotto, che è un affluente di sinistra del fiume Salso in provincia di Enna. Alquanto complesso e per certi versi selvaggio e isolato, "Spanò” è un territorio poco controllato e quasi sconosciuto alle giovani generazioni di randazzesi, inoltre, possiamo affermare che l 'area detiene le caratteristiche fisiche di un territorio confinale, "presidiato” solo da allevatori e proprietari terrieri, che conoscono e si muovono bene in questi ambienti "di frontiera”. Nel periodo medievale intorno al 1038, sembra che a colonizzare questi luoghi siano stati per primi contingenti di popolazioni lombarde, al seguito del generale Giorgio Maniace, il quale, tra l'altro, fondò in quel periodo lungo la valle del torrente Saracena, il monastero basiliano che porta il suo nome e oggi ancora visibile presso il castello Nelson di Maniace. In quei tempi "Spanò” includeva anche altre sottocontrade che oggi non dipendono più da Randazzo, insomma, un grande distretto territoriale che è stato testimone di vicende storiche e culturali che hanno interessato questa ampia area in particolare nell'era feudataria.

Testo e ricerche bibliografiche a cura di Enzo Crimi – già Commissario Superiore del Corpo Forestale della Regione Siciliana, saggista, divulgatore ambientale e naturalista, esperto di problematiche del territorio.
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Altre informazioni
Lunghezza percorso
2.32 km
Grado difficolt
3/10 - Facile/E
Coordinate inizio sentiero
14°43'35'' - 37°43'06''
Coordinate centro sentiero
14°44'10'' - 37°43'26''
Coordinate fine sentiero
14°44'10'' - 37°43'26''
Quota inizio sentiero
347 m.s.m.
Quota centro sentiero
454 m.s.m.
Quota fine sentiero
454 m.s.m.
Tempo percorso
40'
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Sentiero Dist. Inizio(*) Dist. Fine(**) Tipologia
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(*)Distanza in linea d'aria misurata in km dall'inizio del sentiero - (**)Distanza in linea d'aria misurata in km dalla fine del sentiero
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