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Villa Cerami
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Nome:
Villa Cerami
Comune: Catania
Località: Centro storico
Foto di: Etnanatura -
Descrizione:
La villa Cerami di Catania era la residenza della famiglia Rosso di Cerami, ramo della famiglia Rosso. Oggi è la sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania.
Il luogo in cui la Villa sorge — lo "sperone del Penninello" — era, assieme ai vicini quartieri San Nicola, Montevergine, Santa Marta, in posizione privilegiata dal punto di vista panoramico e storico. Da lì si dominava la Città che rinasceva. In esso emergevano i resti degli insediamenti romani; e sempre vive si conservavano le tradizioni sul martirio di Sant'Euplio e di Sant'Agata.
Ivi sono esistiti dei casaleni, che i Rosso di Cerami acquistarono dagli eredi del duca di San Donato, il quale a sua volta l'avrebbe ottenuti, dopo il terremoto, da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, Vicario generale del Val Demone e poi anche del Val di Noto, e ricostruttore di Catania.
La Villa accolse la Catania cosiddetta "bene" dei nobili titolati e dei ricchi, ma anche quella dei poveri. Ricorda il Ferrara che in occasione della carestia del 1763 «il principe di Cerami portò l'alimento alle famiglie più bisognose e le più abbandonate della città ; e la sua casa fu ogni giorno piena di tutti i ragazzi che privi di parenti sarebbero morti di inedia nelle strade».
Il 14 gennaio 1881, la Villa ospitò i reali Umberto I e Margherita. In loro onore — scrive Salvatore Nicolosi — si tenne un ricevimento con ballo. Fu per quella occasione che il vasto ambiente della Villa precedentemente destinato a cappella, fu trasformato in salone per le feste; in particolare fu operato nella volta di quell'ambiente un sostanziale cambiamento: l'affresco molto bello che l'adornava, l'Assunzione della Vergine attribuita ad Olivio Sozzi, che ben s'intonava con la destinazione a cappella dell'ambiente, fu coperto da una cappa di gesso che venne affrescata con la riproduzione dell'Aurora di Guido Reni, figurazione più appropriata per un luogo di festa.
In prosieguo di tempo, la nobile dimora fu mortificata. Lo ricorda, con parole giustamente amare, lo scrittore Lucio Sciacca. Prima ancora, egli scrive, che i vasti ed ariosi panorami venissero compromessi dall'arroganza del cemento armato, sul finire degli anni Trenta, una parte del palazzo accolse la succursale femminile del R. Istituto Magistrale "G.Turrisi Colonna". Così i sontuosi saloni, e le monumentali specchiere e le raffinate tappezzerie di Damasco convissero coi fatiscenti banchi scolastici d'anteguerra, talvolta subendo l'offesa dell'inchiostro, dei gessetti, della vivacità studentesca.
Agli inizi degli anni cinquanta, il palazzo concludeva la sua patetica decadenza, fra l'altro con la perdita di non poche opere d'arte (rimonta a quell'epoca l'acquisto, da parte del Comune di Catania, di un olio stupendo, attribuito da Enzo Maganuco a Giovanni da San Giovanni, attivo nell'ultimo Cinquecento, raffigurante il martirio di Sant'Agata. Oggi adorna l'ufficio del Sindaco). Altresì, parte del giardino prospiciente sulle attuali via Iacona e via Gallo, venne alienata e vi fu impiantato un edificio a più piani. Nel 1957 la Villa venne acquistata dall'Università di Catania ed assegnata alla Facoltà di Giurisprudenza.
Fonte Wikipedia.
Comune: Catania
Località: Centro storico
Foto di: Etnanatura -
Descrizione:
La villa Cerami di Catania era la residenza della famiglia Rosso di Cerami, ramo della famiglia Rosso. Oggi è la sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania.
Il luogo in cui la Villa sorge — lo "sperone del Penninello" — era, assieme ai vicini quartieri San Nicola, Montevergine, Santa Marta, in posizione privilegiata dal punto di vista panoramico e storico. Da lì si dominava la Città che rinasceva. In esso emergevano i resti degli insediamenti romani; e sempre vive si conservavano le tradizioni sul martirio di Sant'Euplio e di Sant'Agata.
Ivi sono esistiti dei casaleni, che i Rosso di Cerami acquistarono dagli eredi del duca di San Donato, il quale a sua volta l'avrebbe ottenuti, dopo il terremoto, da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, Vicario generale del Val Demone e poi anche del Val di Noto, e ricostruttore di Catania.
La Villa accolse la Catania cosiddetta "bene" dei nobili titolati e dei ricchi, ma anche quella dei poveri. Ricorda il Ferrara che in occasione della carestia del 1763 «il principe di Cerami portò l'alimento alle famiglie più bisognose e le più abbandonate della città ; e la sua casa fu ogni giorno piena di tutti i ragazzi che privi di parenti sarebbero morti di inedia nelle strade».
Il 14 gennaio 1881, la Villa ospitò i reali Umberto I e Margherita. In loro onore — scrive Salvatore Nicolosi — si tenne un ricevimento con ballo. Fu per quella occasione che il vasto ambiente della Villa precedentemente destinato a cappella, fu trasformato in salone per le feste; in particolare fu operato nella volta di quell'ambiente un sostanziale cambiamento: l'affresco molto bello che l'adornava, l'Assunzione della Vergine attribuita ad Olivio Sozzi, che ben s'intonava con la destinazione a cappella dell'ambiente, fu coperto da una cappa di gesso che venne affrescata con la riproduzione dell'Aurora di Guido Reni, figurazione più appropriata per un luogo di festa.
In prosieguo di tempo, la nobile dimora fu mortificata. Lo ricorda, con parole giustamente amare, lo scrittore Lucio Sciacca. Prima ancora, egli scrive, che i vasti ed ariosi panorami venissero compromessi dall'arroganza del cemento armato, sul finire degli anni Trenta, una parte del palazzo accolse la succursale femminile del R. Istituto Magistrale "G.Turrisi Colonna". Così i sontuosi saloni, e le monumentali specchiere e le raffinate tappezzerie di Damasco convissero coi fatiscenti banchi scolastici d'anteguerra, talvolta subendo l'offesa dell'inchiostro, dei gessetti, della vivacità studentesca.
Agli inizi degli anni cinquanta, il palazzo concludeva la sua patetica decadenza, fra l'altro con la perdita di non poche opere d'arte (rimonta a quell'epoca l'acquisto, da parte del Comune di Catania, di un olio stupendo, attribuito da Enzo Maganuco a Giovanni da San Giovanni, attivo nell'ultimo Cinquecento, raffigurante il martirio di Sant'Agata. Oggi adorna l'ufficio del Sindaco). Altresì, parte del giardino prospiciente sulle attuali via Iacona e via Gallo, venne alienata e vi fu impiantato un edificio a più piani. Nel 1957 la Villa venne acquistata dall'Università di Catania ed assegnata alla Facoltà di Giurisprudenza.
Fonte Wikipedia.
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Indicazioni percorso: Alla fine di via Crociferi.
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0.1 km
1/10 - Facile/T
15°05'05'' - 37°30'24''
15°05'05'' - 37°30'24''
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40 m.s.m.
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