Castello di Montalbano

Castello di Montalbano
Comune:
Montalbano Elicona - Località:
Coordinate inizio percorso: 15°00'52'' - 38°01'24''
Coordinate fine percorso: 15°00'52'' - 38°01'24''
Quota inizio percorso: 868 m.s.m. - Quota fine percorso: 868 m.s.m.
Tempo percorso (andata e ritorno): 10'
Distanza (andata e ritorno): 0.1 km
Grado difficoltà: 1/10
Foto di: Francesca Raffone, Rosangela Russo, Salvo Nicotra e Francesco Joppolo

Descrizione:
L’area del castello s’identifica con la primitiva rocca romana sulla quale si sedimentano le successive fortificazioni d’impronta bizantina e araba, culminate con la ricostruzione effettuata dai Normanni. L’imperatore Federico II di Svevia impone un nuovo assetto politico e una diversa configurazione alla struttura urbanistica del centro Medievale ribellatosi alla sua volontà a causa delle promulgazioni delle Leggi Melfitane o Costituzioni di Melfi, demolendo parzialmente il primitivo manufatto, deportando gran parte della popolazione a Agrigento e procedendo in seguito, a una totale riedificazione della fortezza, portata a termine solo più tardi dal pronipote Federico III d’Aragona. La prima documentazione scritta è dovuta al geografo viaggiatore arabo Idrisi che lo annovera nel Libro di Ruggero del 1154 come torre di guardia quadrangolare posta a mezzogiorno provvista di cinta difensiva. L’aggiunta di una torre poligonale a settentrione ne modifica la struttura nel periodo Svevo, mentre le fortificazioni a quota più bassa cominciano ad assumere l’aspetto di possenti mura d’edificio rettangolare, ove il lato nord occidentale è costituito dal primitivo baluardo da sempre oggetto d’interventi stratificati. Il nucleo sommitale originario, nasce come presidio militare ma, per la sua posizione, si rivela ben presto inefficiente e inefficace come baluardo difensivo. La fortificazione sebbene ubicata oltre i 900 metri sul livello del mare, controlla una parte limitata della costa e delle vie d’accesso poste sul litorale tirrenico. Per salubrità e mitezza del clima si presta in modo particolare come residenza di svago pur assumendo connotazioni e architetture di carattere difensivo. Durante il regno federiciano è avviato un censimento dei castelli e con il decreto “Statutum de reparatione castrorum” (1231 – 1240), il quale prevede la loro ristrutturazione e manutenzione a carico dei cittadini. Il castello non è inserito nel Castra exempta redatto per volontà dell’Imperatore Federico II di Svevia con la collaborazione di Pier delle Vigne stilato nel 1239. In esso non compaiono i palazzi e le residenze di caccia e svago, le “domus solaciorum”, di pertinenza comunque regia e soprattutto alcuni siti molto noti, spesso sotto il controllo della Curia, che all’epoca non erano ancora stati costruiti o ultimati. Accorpati gli undici Giustizierati del Regno in sole cinque circoscrizioni più ampie. Nello specifico: “Sicilie citra flumen Salsum et totius Calabrie usque ad portam Roseti”. In epoca Aragonese sotto il regno di Federico III sul poderoso quadrilatero aperto con prospetto principale a oriente, sorge una vera e propria residenza per i soggiorni estivi dotata dei più avanzati sistemi di controllo e di difesa esistenti all’epoca: le numerose feritoie che consentono un raggio d’esplorazione di oltre 270 gradi, camminamenti e merlature per il coronamento superiore del palazzo. La combinazione feritoie nel basamento inferiore e grandi finestre al piano nobile, l’assenza di bastioni, contrafforti e rivellini, fossati, ponti levatoi e ulteriori cinta di mura protettive, fanno protendere alla realizzazione di una vera dimora reale adibita agli ozi e diletti dei sovrani. All’interno del maniero è presente la Cappella Palatina della Santissima Trinità privilegio esclusivo dei sovrani, identificabile come “tricora” o “cuba” di epoca bizantina, cronologicamente coeva alla chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo sorta nella Cittadella al di fuori del perimetro del Palatium, tramutata e pervenuta a noi come basilica minore di Santa Maria Assunta e San Nicolò Vescovo. All’interno della cappella è presente la lapide spartana di Arnaldo da Villanova. Il medico e alchimista consigliere della Corona d’Aragona, presente numerose volte in Sicilia e spesso ospite nel castello di Montalbano, muore durante un viaggio presso il porto di Genova, pertanto è verosimile che la targa marmorea presente nella cappella abbia solo funzioni commemorative. 1348, Il Re Ludovico d’Aragona e la madre Elisabetta di Carinzia si ritirano a Montalbano. 1350, La proprietà è assegnata al nobile Matteo Palizzi esponente della fazione latina. Nominato nel giugno 1349 Gran Cancelliere del Regno di Sicilia, nel novembre 1350 cede a Blasco II Alagona il feudo di Caronia, ricevendo in cambio Montalbano Elicona e Butera.[1] Nel 1353 avanza alla corte angioina di Napoli un intervento a Messina, ma assediato dalle armate di Ludovico d’Aragona, è deposto e assassinato il 19 luglio di quell’anno dalla popolazione locale, in un tumulto, insieme a moglie e figlio. Nel 1355 Re Ludovico muore senza eredi legittimi pertanto, il trono passa al fratello Federico IV d’Aragona. 1356, Luigi di Taranto Re di Napoli prospettando una nuova occupazione dell’isola assegna il castello il 24 dicembre a Nicolò Cesareo col titolo di conte di Montalbano e i possedimenti di Naso e Tripi. Nella continua disputa fra fazioni dei latini e aragonesi, la cittadina si ritrova contesa tra Blasco II Alagona signore del Castello di Montalbano e Nicolò Cesareo. Il possedimento passa in linea ereditaria di proprietà ad Artale I Alagona. 1359, Federico IV d’Aragona assegna possedimenti e il Castello al nobile Vinciguerra d’Aragona appartenente alla fazione dei Catalani. 1372, Si trascinano le piccole ripicche locali ma, è raggiunta la pace tra gli angioini di Napoli e gli Aragonesi di Sicilia, l’isola resta alla casa d’Aragona e il sovrano Federico IV di Sicilia detto il Semplice è riconosciuto come re di Sicilia. Ma anche gli angioini reclamano il titolo che è riconosciuto alla regina Giovanna I di Napoli, distinguendo due regni di Sicilia e due Sicilie: “una al di là del Faro” e “una al di qua del Faro”. 1377, Maria di Sicilia erede designata al trono e promessa sposa al duca di Milano Giangaleazzo Visconti è rapita e rinchiusa nel Castello Ursino di Catania. Figlia di Federico IV di Sicilia regna supportata da quattro tutori e vicari: Artale I Alagona, Manfredi Chiaramonte, Francesco Ventimiglia e Guglielmo Peralta. Sposa Martino I di Sicilia detto il Giovane figlio di Martino II di Sicilia Re di Trinacria detto il Vecchio del casato d’Aragona. 1393, Berengario Cruillas nel dicembre assume la proprietà dei possedimenti. 1396, La proprietà è assegnata a esponenti del ramo siciliano della famiglia Lancia o Lanza anno in cui castello e possedimenti sono dichiarati feudo.

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Indicazioni percorso:
Al centro di Montalbano Elicona

Come arrivare all'inizio del sentiero:
Indirizzo di partenza:

(es.: Via Nazionale, 87, 00184 Roma, Italia)

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(*) Distanza, misurata in km, in linea d'area dall'inizio del sentiero.
(**) Distanza, misurata in km, in linea d'area dalla fine del sentiero.
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