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Silene vulgaris

Nome scientifico: Silene vulgaris
Nome volgare: Silene rigonfia
Foto di: Etnanatura -
Pianta che è stata notata fin dall'antichità per il curioso aspetto dei suoi fiori.
Si può capire dall'abbondanza dei suoi nomi popolari: oltre a strigoli, che è il più usato in Toscana e potrebbe derivare dal leggero suono stridulo che fanno le foglie quando si stropicciano con le dita, anche schioppetti (chi da bambino non si è divertito a far scoppiare sulla fronte i suoi fiori ancora in boccio?) erba del cucco, bubboli, sonaglini.
Il nome Silene può derivare dal greco "selene" che significa luna. Già nel primo secolo d.C. il medico greco Ateneo usò questo nome per indicare una pianta: non avendo potuto vedere il testo originale, non si è in grado di dire se fosse proprio la S. vulgaris.
Un'altra ipotesi etimologica può essere quella di far derivare il nome dal greco "Silenos" e dal latino "Silenus", compagno di Dioniso e padre dei Satiri.
In entrambi i casi non siamo più in grado di capire come mai Linneo abbia dato questo nome al Genere, ricco di circa una sessantina di specie.
Il nome vulgaris indica che è molto comune.
E' pianta ottima da mangiare con un sapore dolce e delicato che ricorda i piselli.
Raccolti prima che vadano a fiore, i germogli sono una tenera verdura, sia cruda in piccola quantità nelle insalate, che cotta in frittate, minestroni e risotti.
Il suo fiore a palloncino risulta di difficile accesso per gli insetti alla ricerca del nettare: alcuni calabroni hanno escogitato lo stratagemma di bucare il fiore alla sua base per estrarne l'abbondante nettare, anche se così facendo non contribuiscono in alcun modo all'impollinazione.
Il nettare è in fondo al fiore e quindi ci riescono ad arrivare bene gli insetti dalla lunga proboscide, come le farfalle notturne.
In Italia cresce in tutte le regioni, dal mare all'alta montagna, anche se predilige ambienti differenti a seconda delle numerose sottospecie: nelle zone marine è meno diffusa, come su terreni molto asciutti. La più ubiqua è la sottospecie vulgaris, che è sinantropica e predilige prati e campi falciati e concimati, ma si trova più raramente anche in situazioni di maggiore aridità, forse come residuo di antichi prati falciati.
E' una pianta erbacea perenne, alta fino a 70 cm, con diversi fusti fiorali che al momento della fioritura si dipartono da una rosetta basale. Le foglie sono verde glauco, lisce, lineari o obovate, opposte: quelle basali hanno un breve picciolo, quelle più alte avvolgono il fusto con una guaina.
All'apice dei fusti si trova un'infiorescenza ad ombrella rada, formata da numerosi fiori penduli dalla caratteristica forma a palloncino, la cui apertura è bordata da una corona di petali bianchi profondamente incisi.
Da http://www.parcobotanico.it.
Alcuni nomi dialettali - Calicedda di muru (CT-Biancavilla) Calicedda di mura (CT-Adrano) Cannatella (CT-Randazzo) Ebba priricatura (CT-Bronte) Cannatedda (CT-Nicolosi, S. Giovanni la Punta, S. Venerina, Zafferana, Milo, Linguaglossa, Ragaina, Belpasso) Erba du pridicatu




