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Catania romana

Nel 263 a.C., all'inizio della prima guerra punica, Catania (lat. Catĭna o Catăna) venne conquistata dai Romani, sotto il comando del console Manio Valerio Massimo Messalla. Del bottino faceva parte un orologio solare che fu collocato nel Comitium a Roma. Da allora la città fece parte di quelle soggette al pagamento di un'imposta a Roma (civitas decumana). È noto che il conquistatore di Siracusa, Marco Claudio Marcello, vi costruì un ginnasio.
Intorno al 135 a.C., nel corso della prima guerra servile, fu conquistata dagli schiavi ribelli. Un'altra rivolta capeggiata dal gladiatore Seleuro nel 35 a.C., fu domata probabilmente dopo la morte del condottiero.
Nel 122 a.C., a seguito dell'attività vulcanica dell'Etna, fu fortemente danneggiata dalle ceneri vulcaniche stesse piovute sui tetti della città che crollarono sotto il peso. Il territorio di Catina, dopo essere stato nuovamente interessato dalle attività eruttive del 50, del 44, del 36 e infine dalla disastrosa colata lavica del 32 a.C., che rovinò campagne e città etnee, nonché dai fatti della disastrosa guerra che aveva visto la Sicilia terreno di scontro fra Ottaviano e Sesto Pompeo, si avviò sulla lunga e faticosa strada della ripresa socio-economica già in epoca augustea. Tutta la Sicilia alla fine della guerra viene descritta come gravemente danneggiata, impoverita e spopolata in diverse zone. Nel libro VI della Geografia di Strabone in particolare si accenna alle rovine subite dalle città di Syrakusæ, Katane e Kentoripai.
Dopo la guerra contro Sesto Pompeo, Augusto vi dedusse una colonia, forse per suggerimento del suo principale collaboratore Marco Vipsanio Agrippa, grande proprietario terriero nella zona. Plinio il Vecchio annovera la città che i romani chiamano Catina fra quelle che Augusto dal 21 a.C. elevò al rango di colonie romane assieme a Syracusæ e Thermæ (Sciacca). Solo nelle città che avevano ricevuto il nuovo status di colonia furono insediati gruppi di veterani dell'esercito romano. La nuova situazione demografica certamente contribuì a cambiare quello che era stato, fino ad allora, lo stile di vita municipale a favore della nuova "classe media" e comportò un notevole ampliamento del territorio della città grazie all'acquisizione della fertile piana a sud del Simeto, precedentemente controllata da Leontini. Tutto ciò, sommato ai vari privilegi connessi con lo status coloniale, favorì la crescita economica della città durante l'epoca imperiale.
Dopo l'istituzione della colonia, era necessario dare un'impronta romana alla città, venne così creata l'area forense intorno all'attuale cortile di San Pantaleone; allo stesso periodo inoltre sembra risalire una decisa azione di riordinamento del tessuto viario della città. Sulla base di recenti scavi condotti in via Crociferi e di una carta manoscritta del XVI secolo, la rete stradale della colonia risulta in qualche modo rintracciabile in quella odierna della zona che ruota intorno alla via Vittorio Emanuele nel tratto compreso tra la piazza Duomo e la via Plebiscito; nei secoli dell'impero comunque il tracciato augusteo fornì le direttrici per l'espansione dell'area urbana, in particolare verso sud, dove verrà anche edificato il circo per le corse dei carri. Il limite nord della città imperiale fu invece rappresentato dall'anfiteatro: costruito nel II secolo d.C., l'edificio nella sua grandiosità può ritenersi il coronamento del processo di accumulazione di ricchezze iniziatosi a Catania con l'elevazione al rango di colonia. Esso, inoltre, considerato insieme agli altri luoghi di spettacolo della città come il teatro e l'odeon ed ai numerosi complessi termali o all'efficientissimo sistema di approvvigionamento idrico, è significativo dell'alto livello della qualità della vita che dovette caratterizzare Catania durante l'età imperiale.
Nonostante i continui disastri, naturali o meno, che costituiscono una delle costanti della sua storia, Catania conservò una notevole importanza e ricchezza nel corso della tarda repubblica e dell'impero: Cicerone la definisce «ricchissima», nel IV secolo d.C. il poeta gallico Ausonio associandola a Siracusa la collocò tra i primi centri dell'impero romano, e tale dovette restare anche nel corso del tardo impero e nel periodo bizantino, come si deduce dalle fonti letterarie e dai numerosi monumenti contemporanei, che ne fanno un caso quasi unico in Sicilia.
Le grandi città costiere come Catania, nel corso del medio-impero, estesero il loro controllo, anche a fini esattoriali dello stipendium, su un vasto territorio nell'entroterra dell'isola che si andava spopolando a causa della conduzione latifondistica della produzione agricola. Non è possibile al momento definire esattamente i tempi ed i modi dell'introduzione e dell'affermazione del Cristianesimo a Catania, anche se si può dedurre che non pochi fossero i fedeli della nuova religione alla metà del III secolo d.C., quando, durante la persecuzione dell'imperatore Decio, la tradizione data il martirio di Sant'Agata, la patrona della città. Notizie più sicure sulla Catania cristiana si hanno invece a partire dal IV secolo d.C. grazie ad un consistente nucleo di iscrizioni ed agli scavi condotti in aree sacre e cemeteriali. Altro martire della città fu Sant'Euplio, ucciso durante Diocleziano. La diocesi di Catania è accertata fin dal VI secolo.
Fonte Wikipedia.

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