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Grotta dei ladroni
Attenzione! L'ingresso nelle grotte o nelle cave comporta sempre elevati livelli di pericolo e deve essere fatto solo con attrezzature adeguate e in presenza di personale qualificato.
Nome:
Grotta dei ladroni
Comune:
Località:
Piano delle Donne
Coordinate inizio:
15°04'16'' - 37°46'17''
Coordinate fine:
15°04'18'' - 37°46'18''
Quota inizio:
1600 m.s.m.
Quota fine:
1600 m.s.m.
Tempo percorso:
20' - Andata e ritorno.
Distanza:
0.3 km - Andata e ritorno.

Grado difficoltà: 2/10
Attenzione, il grado di difficoltà è riferito solo alla lunghezza del percorso e non all'eventuale pericolosità del sito!

Descrizione:
La Grotta dei Ladri é un piccolo tunnel di scorrimento lavico che si apre in una colata preistorica in localitá Piano delle Donne, nei pressi del rifugio Citelli. La cavitá, nota da tempo immemorabile, venne topografata e descritta nel 1988 dal CSE ed inserita nel catasto regionale col numero Si CT 1117; un articolo sulla cavitá (Barone, Di Paola, Fanciulli, Marino, Maugeri) venne poi pubblicato su Economia Siciliana del I semestre 1989. Secondo una leggenda che si racconta nei paesi vicini (Cantarella 1985: 7) essa venne utilizzata nella seconda metá del XVIII secolo come rifugio da una banda di briganti che imperversava, invero senza grande fortuna, nella zona. Si dice che essi fossero un tal Don Carmelu, u zzu Cicciu Lera, u zzu Concettu Spotu e u zzu Cola, tutti provenienti da Palermo. I quattro, per quanto audaci, sembra peró che non fossero assistiti da una buona stella, tanto che le loro imprese criminose si concludevano assai spesso ingloriosamente. Si racconta pure che sarebbe stata proprio la combriccola a dotare la misteriosa grotta-rifugio di Piano delle Donne di una serie di insoliti accorgimenti, ben visibili ancora oggi. La cavitá ha infatti due ingressi, per cui le sue due sale sotterranee sono non solo piú facilmente accessibili ma anche utilizzabili all'occorrenza per eludere, come si racconta, la sorveglianza di eventuali assedianti e darsi alla fuga; l'ingresso a monte é dotato di una piccola ma pittoresca scalinata con una dozzina di ripidi gradini intagliati nella roccia; l'altro, invero molto suggestivo, si apre in fondo ad uno stretto scivolo artificiale, una sorta di profonda trincea che taglia il suolo e la roccia soprastante per una decina di metri. Nei racconti popolari si é ipotizzato che tale piano inclinato servisse tra l'altro a facilitare l'accesso alla grotta non solo di uomini ma anche di cavalli e muli (quelli dei briganti, ovviamente) che in tal modo sarebbero scomparsi nelle viscere della terra come inghiottiti da una sorta di "Apriti Sesamo". Ció che rende davvero singolare la Grotta dei Ladri é peró la presenza di tre strani pozzi che mettono in comunicazione la volta della grotta con la superficie del terreno soprastante. Tali strutture sono distanziate l'una dall'altra di circa nove metri, hanno un diametro superiore al metro e sono profonde rispettivamente 11, 9 e 6 metri. Non si tratta di semplici fori ma di opere realizzate con grande cura; il loro interno é infatti rivestito da una sorta di compatta camicia a secco formata da conci lavici ben incastrati l'uno nell'altro. I pozzi, come del resto lo scivolo, furono accuratamente costruiti probabilmente nel 1776 come sembra suggerire la data grossolanamente incisa nell'architrave roccioso che sovrasta l'ingresso in fondo allo scivolo. Ben costruiti dunque col preciso intento di durare a lungo. Ma per quale motivo? La fantasia popolare ha una risposta per tutto e scioglie prontamente ogni enigma. Si racconta infatti che i briganti, se inseguiti, erano soliti far cadere il bottino in tali pozzi per poi recuperarlo una volta liberatisi dagli inseguitori. Le leggende hanno spesso un fondo di veritá e, probabilmente, la cavitá venne davvero utilizzata per qualche tempo dai briganti. Ma é credibile che le complesse infrastrutture della grotta siano state realizzate da costoro? E' forse piú realistico immaginare che esse furono create da gente che aveva con la montagna un rapporto ben piú stabile e sereno di quanto lo potessero avere banditi sempre in fuga: pastori o cacciatori che volevano utilizzare la grotta come riparo, mannara o piú probabilmente come nivera. E' evidente poi, che intorno alla cavitá un tempo dovette svolgersi un'attivitá abbastanza intensa: nei pressi della grotta infatti appaiono ancora ben visibili i resti di antichi terrazzamenti, di un reticolo di muretti e soprattutto di almeno due rustiche costruzioni dalla pianta circolare che sembrano essere quei tipici pagghiari 'mpetrache venivano utilizzati un tempo dai pastori etnei o dai contadini come riparo temporaneo.
Da "Le grotte dell'Etna ed i viaggiatori del passato: testimonianze di viaggio" di Giuseppe Puglisi e Giancarlo Santi. IX Simposio Internazionale di Vulcanospeleologia.
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(*) Distanza, misurata in km, in linea d'area dall'inizio del sentiero.
(**) Distanza, misurata in km, in linea d'area dalla fine del sentiero.
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