San Nicolò Roccella

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Sito Etnanatura: San Nicolò Roccella.

La chiesa più importante del paese è il duomo dedicato al santo patrono Nicolò di Bari. L’edificio ubicato nella piazza principale è stato costruito nel 1625 e viene chiamato “A Matrici”. L’interno è di stile romanico: tre navate con transetto, tre absidi rettangolari, dodici colonne monolitiche in pietra arenaria e con capitelli corinzi, soffitto ligneo.

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Santa Caterina Taormina

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Sito Etnanatura: Santa Caterina Taormina.

Ai religiosi dell’Ordine dei frati minori cappuccini all’arrivo a Taormina verso la metà del XVI secolo fu concessa la chiesa di Santa Caterina fuori le mura ove costruirono il loro convento. Nel 1559 col consenso dell’arcivescovo Pedro Ruiz de Valdevexo è posta in vendita con lo scopo di ricavare proventi e finanziare i lavori di costruzione del nuovo tempio. La transazione è documentata il 27 aprile 1610.

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La grotta dei ladroni

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Sito Etnanatura: Grotta dei Ladroni.

La Grotta dei Ladri è un piccolo tunnel di scorrimento lavico che si apre in una colata preistorica in località Piano delle Donne, nei pressi del rifugio Citelli. Secondo una leggenda che si racconta nei paesi vicini (Cantarella 1985: 7) essa venne utilizzata nella seconda metà del XVIII secolo come rifugio da una banda di briganti che imperversava, invero senza grande fortuna, nella zona. Si dice che essi fossero un tal Don Carmelu, u zzu Cicciu Lera, u zzu Concettu Spotu e u zzu Cola, tutti provenienti da Palermo.

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Monti Sartorius

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Sito Etnanatura: Monti Sartorius.
I monti Sartorius nacquero, nel versante nord-est dell’Etna, a seguito dell’eruzione del 1865 che ebbe inizio il 29 gennaio e si concluse nella metà di giugno dello stesso anno.
L’attività del vulcano ebbe inizio, con emissione di vapori e gas dal monte Frumento delle Concazze, alle ore 14,30 del 28 gennaio 1865 seguita da rombi e scuotimenti e scosse sismiche.
 

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Monte dei Morti

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Sito Etnanatura: Monte dei Morti.

Il monte dei Morti si formò in seguito all’eruzione dell’Etna del 1614-1624, questa fu l’eruzione più lunga del periodo storico e avvenne sul versante settentrionale del vulcano formando il vasto campo lavico denominato “Sciara del Follone”. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie; le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 m s.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

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San Martino Randazzo

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Sito Etnanatura: San Martino Randazzo.

La costruzione risale al secolo XIII, ma ampliamenti e ristrutturazioni vennero attuati nei secoli successivi, specialmente dopo gli ingenti danni bellici. Superbo e spettacolare il Campanile del Duecento, inalterato, a quattro dadi sovrapposti, dove si succedono, su tre ordini, coppie di finestre bifore e trifore bicrome. Fu definito dal Maganuco «un’espressione musicale, il più bel campanile di Sicilia». La facciata è tardorinascimentale, con un solenne portale al centro. All’interno, dove un recente restauro ha messo a nudo il basalto lavico delle colonne, si notano: 

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Trinità Forza d’Agrò

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Sito Etnanatura: Trinità Forza d’Agrò.

La chiesa della Santissima Trinità è detta anche di Sant’Agostino, in quanto attigua all’antico convento Agostiniano. Risale al XV secolo e venne restaurata nel 1576. È situata nella parte est del paese in una posizione sopraelevata rispetto alla strada. Si accede tramite una scenografica scalinata che attraversa un artistico arco detto Porta Durazzesca. La facciata della chiesa presenta ancora la struttura quattrocentesca; pregevole è il campanile con la caratteristica cuspide a forma di piramide. L’interno è a navata unica, il pavimento è a mattonelle di cotto esagonale.

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Annunziata Forza Agrò

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Sito Etnanatura: Annunziata Forza Agrò.

Edificata agli inizi del Quattrocento e distrutta da un terremoto nei primi mesi del 1649, la chiesa venne interamente ricostruita cambiandone l’orientamento, che risulta essere trasversale al primitivo tempio del quale rimane l’antica abside, oggi inglobata nell’edificio della canonica. La chiesa non ancora completata venne nuovamente danneggiata dal terremoto del 1693 che devastò il Val di Noto. A causa di tale evento fu necessario rifare il tetto e la facciata così come oggi li vediamo.

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Cava Scordia

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Sito Etnanatura: Cava di Scordia.

La storia della Cava è inevitabilmente legata a quella della città di Scordia. Questa sorge appunto in prossimità dell’area geologico-naturalistica. I suoi edifici più antichi sorgono a ridosso o, addirittura, a strapiombo sul margine ovest di questa gola lunga e profonda, che a sud, oltre al ponte su cui corre la strada provinciale Scordia-Catania (u tri-pponti i Puddicinu), si apre nella ridente piana di Lentini e a nord, oltre il ponte attraversato dalla provinciale Scordia-Palagonia (u ponti da Scalazza), prosegue costeggiando il Cimitero nuovo, quindi la località Grotta del Drago, fino a giungere a Urgu tintu, in contrada Salto di Primavera. Il nome Cava nella zona degli Iblei è comune alle valli incise nella roccia calcarea dai corsi d’acqua a carattere torrentizio.

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Carcara a machina

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Sito Etnanatura: Carcara a machina.

Si tratta di un’antica fornace per la produzione della calce databile tra il XVIII e XIX secolo recentemente restaurata.

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