Gallo Bianco

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13-09-2013 12-35-30Una “morbida” collina che svetta sulle lave, un sentiero sinuoso che attraversa boschi di querce e frutteti di mele e pere, se non siete in vena di avventure “off limits” ma preferite una passeggiata meditativa questo sentiero non vi deluderà.

Sentiero etnanatura: Gallo Bianco

 

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Grotta di Monte Dolce

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10-02-2013 13-52-37di Enzo Crimi

L’Etna è stato definito un fantastico laboratorio della natura dove si intrecciano storie umane, miti leggende, dove la vita delle sue creature animali e vegetali segue il suo percorso di naturale straordinarietà pari solo a se stessa. Su tutto questo territorio, sino ad oggi sono state …censite almeno 220 grotte di origine vulcanica. Sin dall’alba del mondo sappiamo che le grotte hanno sempre rappresentato dei veri e propri misteri e la storia antica e recente dell’uomo è ricca di fatti inspiegabili e non comuni. Forme di paure ancestrali dell’immaginario collettivo, rappresentate da demoni e spiriti maligni, abitanti delle viscere della terra, si sono intrecciate con le fantasiose storie leggendarie di maghi, divinità, esseri demoniaci, briganti e tesori nascosti (truvature), i quali sono stati i veri soggetti di fantastiche vicende. La grotta di Monte Dolce in territorio di Castiglione di Sicilia, si trovava propriamente ad est del cono vulcanico millenario spento. Il piccolo passaggio di accesso era posto al livello del terreno e scivolava al suo interno, dove attraverso un’intricato sistema di cunicoli, secondo un’antica leggenda, oltrepassando sotterraneamente l’alveo del fiume Alcantara e i monti Peloritani, pare portasse direttamente sotto il mare, sino all’isola di Vulcano che, quindi, doveva considerarsi collegata con l’Etna. Ovviamente chi ha fatto tale insolito percorso non è potuto ritornare indietro per raccontarlo quindi non vi sono testimonianze dirette e pertanto il lettore dovrà accontentarsi di quanto narrato con un pizzico di fantasia dagli antichi scrittori quali il grande Virgilio, il Petrarca, Dante ed ultimo, Antonio Filoteo degli Omodei che attraverso il suo libro ”Aetnae Topographia”, scritto nel 1557, ci mette al corrente della sua escursione all’interno della grotta : “… In essa entrai insieme con altri amici, tutti ugualmente curiosi di conoscere i segreti della natura. Tenendo alla bocca della spelonca ben legata e guardata una fune, che ci trascinammo in lunghezza dietro le nostre spalle, camminammo oltre trecento passi per i luoghi oscuri e gli anfratti scoscesi di quella caverna, portando il lume chiuso dentro le lanterne e maggiori fiaccole accese. Alla fine, vinti dal freddo e dal gelo pungente, sebbene fossimo quasi al solstizio d’estate, ma anche da terribile paura, senza avere trovato il termine della caverna, aggomitolando di nuovo la fune, ripercorremmo il cammino fatto e tornammo alla luce, a rivedere il volto del sole, senza avere portato a termine l’impresa”.

Enzo Crimi

Link etnanatura: Grotta di Monte Dolce

Contatto Facebook di Enzo Crimi: https://www.facebook.com/enzo.crimi

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28 Settembre No Muos

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Corteo-No-MuosCresce la mobilitazione, in Sicilia, in vista della manifestazione del 28 settembre a Palermo contro il Muos. Decine e decine di iniziative si sono svolte e si svolgeranno in tutte le città dell’Isola, a conferma della impopolarità delle mega antenne istallate nella base navale statunitense di Niscemi. La palma dell’originalità, ancora una volta, va assegnata ai niscemesi.
Nel passato tante coppie avevano comunicato, pubblicamente e provocatoriamente che, causa inquinamento e pericoli di guerra, avrebbero rinunciato al matrimonio. Due giorni fa, nel pomeriggio di sabato, centinaia di persone, di tutte le età, dopo essere entrate nella sughereta (un sito naturalistico di interesse comunitario, la cui sopravvivenza è messa in discussione dalla presenza della base) hanno approfittato di un varco presente nella recinzione per entrare nel ‘sacro terreno’ militare.
Una nuova incursione nella base, che segue i blitz con i quali, prima, i pacifisti si erano arrampicati sulle antenne NRTF e, poi, un intero corteo aveva passeggiato, dopo aver divelto le recinzioni, all’interno del recinto proibito. Questa volta si è trattato di una vera e propria scampagnata.
Una sorta di merenda collettiva, consumata al riparo, si fa per dire, delle antenne. Cibo e giochi per adulti e bambini, ma anche cannoli offerti ai rappresentanti delle forze dell’ordine e semi di piante tipiche siciliane sparsi nel suolo, per ribadire che la Sicilia deve tornare ad essere terra di pace.
In attesa di conoscere cosa porteranno a Palermo i manifestanti e cosa offriranno a Crocetta, passato dalle urla contro il Muos alla più totale acquiescenza nei confronti del governo nazionale e del potente alleato d’oltreoceano, l’immagine della mamma che allatta, all’interno della base, il proprio figlio al seno fa ben sperare per il futuro.
Da http://www.argocatania.org/

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Schiena dell’asino

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IMG_3816Se dovessimo stabilire una classifica dei posti più fascinosi dell’Etna, vinta una naturale ritrosia che rende difficile scegliere fra chi si ama, sicuramente riserveremmo a questo sentiero un posto fra i primi cinque: panorami mozzafiato, relativa facilità del percorso e il più bel balcone sulla valle del Bove. Ciliegina sulla torta la grotta Pitagora, che deve il nome alla sua forma a triangolo rettangolo, facilmente raggiungibile con una lieve deviazione.

Sentieri etnanatura:

Schiena dell’asino

Grotta Pitagora

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La volpe dell’Etna

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Simpatica, curiosa, sicura, libera: un incontro indimenticabile, quello con la volpe dell’Etna, per il nostro amico il prof. Luciano Daniele che ci ha regalato le foto. Piano Provenzana Agosto 2013.

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Grotta di San Nicola

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13-09-2013 15-19-07La grotta di San Nicola, detta anche grotta del santo, si presenta come una delle più complesse grotte etnee. Un insieme di caverne, spesso anguste, che si intersecano e si intrecciano a formare un fascinoso labirinto. L’anfratto è noto per la leggenda legata ad un santo locale, san Nicola Politi, che sembra che vi si sia rifugiato per mantenere la verginità compromessa da una decisione paterna che lo voleva sposo di un’avvenente fanciulla. Nei secoli è stata rifugio per le popolazioni, come testimoniano i resti archeologici rinvenuti. I più antichi ritrovamenti risalgonoalla cultura del Castelluccio.

Pagina etnanatura: Grotta di San Nicola.

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Monte Turchio

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13-09-2013 08-44-38Il luogo molto probabilmente deve il suo nome alla presenza di un antico torchio da uva. Il terrazzamento del monte e l’altezza favorevole alla presenza di un vigneto (ormai scomparso) fanno pensare che anticamente possa essere stato utilizzato per la produzione di uva da vino. Dalla cima, facilmente raggiungibile, si gode un magnifico panorama.

Seentiero etnanatura: Monte Turchio.

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Le grotte di contrada Giampasquale

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Taddariti_IINel territorio di Belpasso, in contrada Giampasquale, le disastrose colate laviche del 1669 hanno formato un sistema di anfratti di sicuro interesse. Purtroppo alcune grotte sono state gravemente compromesse dall’intervento umano (grotta Madonna della Roccia e grotta dei Taddariti I), altre due (grotta Taddariti II e grotta Pisciteddu), forse perché non immediatamente accessibili, si conservano intatte e risultano di sicuro interesse geologico e biologico.

Ecco i link di etnanatura:

Grotta Taddariti II

Grotta Pisciteddu

Grotta Madonna della Roccia

Grotta Taddariti I

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Grotta dello Scannato

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29042012 049Le grotte dell’Etna spesso si associano a leggende e a fiabe orride legate alla presenza di una “truvatura” (tesoro) resa inaccessibile da malefici e iatture. La grotta dello Scannato (nomen hominem)  già dal nome evoca fantasmagorici terribili scenari di sangue e di ferocia. Ma, al di là delle rappresentazioni evocative, si tratta di una delle più significative grotte etnee, purtroppo di difficile accesso in quanto sita in una proprietà privata. Formatasi da una colata lavica del 394 a.C., è stata fra l’altro sicuro riparo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale per gli abitanti della costiera Acese. Oggi, come ci informa l’amico Gaetano Fichera (non a caso detto papàstrello, forma sincopata di papà dei pipistrelli), annovera la presenza di una colonia di pipistrelli miniotteri. La grotta costituisce per i pipistrelli un luogo ideale per l’accoppiamento e per lo “swarming” una sorta di scuola dove gli adulti insegnano ai giovani pipistrelli le tecniche di caccia e di volo.

Pagina grotta dello Scannato su etnanatura

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Monte Mojo

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30122011 002Particolare nel suo genere, il vulcano di Moio è il più eccentrico ed insieme il più settentrionale dei coni avventizi dell’Etna. L’edificio vulcanico è alto 703 metri sul livello del mare ed il suo diametro alla base è di circa 700 metri. E’ convinzione comune, anche perchè suffragata da notizie riportate in antichi testi scientifici, che fu proprio questo vulcanetto ad aver eruttato, forse mille anni prima della nascita di Cristo, la lingua di lava, lunga una trentina di chilometri, che giunta nel mare antistante Taormina ha formato la penisola di Capo Schisò sulla quale, nell’VIII secolo a.c., il calcidese Teocle fondò la cittadina di Naxos. L’eruzione del vulcanetto di Moio avrebbe anche originato le caratteristiche Gole dell’Alcantara, site a cavallo tra i territori di Motta Camastra e Castiglione di Sicilia. Lì, l’acqua del fiume è riuscita, nel corso dei millenni, a modellare le durissime rocce laviche scaturite dall’eruzione, fino a formare un paesaggio unico al mondo per la sua selvaggia bellezza. Ma più recentemente, sulla base di dettagliati studi morfologici, si è ritenuto che la colata che ha dato origine a Capo Schisò non si sarebbe originata da Monte Mojo, bensì da una delle tante fratture eruttive che interessano tutto il versante settentrionale dell’Etna; secondo questa recente interpretazione, peraltro, le colate originatesi dal vulcanetto di Mojo non avrebbero percorso che alcune centinaia di metri. A detta degli studiosi, è estremamente improbabile che il vulcanetto di Mojo possa in futuro dar vita a nuove eruzioni. (Da parcoalcantara.it). E’ ubicato a nord dell’edificio vulcanico del Monte Etna, sulla sinistra orografica del Fiume Alcantara, nelle vicinanze dell’omonimo centro abitato. Morfologicamente si presenta, visto da Sud, nella sua perfetta forma tronco-conica. Il cono vulcanico Monte Mojo si è impiantato al di fuori dell’edificio vulcanico etneo, emergendo direttamente sul sedimentario (Argille variegate). I risultati delle prospezioni geosismiche, i dati ricavati dalle analisi mineralogiche e l’abbondanza dei prodotti incoerenti eiettati, permettono di collocare il Monte Mojo fra i crateri eccentrici dell’edificio vulcanico etneo. Per cratere eccentrico si intende un’apertura vulcanica secondaria che ha il condotto eruttivo non connesso con il condotto centrale del vulcano principale, ma che attinge direttamente nel sottostante bacino magmatico. Una curiosità sul Monte: un’antica leggenda narra di due fratelli gemelli, possessori di un campo seminativo nei pressi di Mojo. Ambedue coltivavano con solerzia il loro appezzamento anche se uno dei fratelli era cieco. Il vedente era un mariolo; ad ogni raccolto divideva il prodotto con il fratello, ma ne teneva per sé una quantità smisurata e lasciava al cieco le briciole dato che costui non si poteva rendere conto della truffa. Con il passar degli anni il truffatore aveva accumulato un immenso mucchio di grano. Ma il fatto giunse alle orecchie degli Dei che pensarono di punire il lestofante scagliando un fulmine che incenerì il fratello furbo e trasformò il mucchio di grano nel vulcanetto di Mojo.
Una visita merita, ai piedi del monte, la cuba bizantina di Malvagna. L’edificio è datato all’VIII-XI secolo ed ancora oggi la struttura principale è in buono stato di conservazione, salvo una costruzione rurale addossata a quella antica. La pianta è quella tipica della tricora bizantina con un vano centrale sormontato da una cupola e tre absidi semicircolari e semicupolati. L’edificio venne costruito in pietra lavica legata con malta ed impermeabilizzato con uno strato di cocciopesto. L’altare in questo tipo di costruzione religiosa trovava posto nell’abisde centrale mentre le absidi laterali potevano a buon conto essere utilizzate per l’esposizione del Sacramento e deposito per i sacri arredi (vedi Paolo Orsi). Due finestrelle permettevano l’illuminazione intera dell’edificio. La cuba di Malvagna è stata restaurata negli ultimi anni e sebbene ubicata in terreno privato è possibile visitarla grazie all’associazione culturale cuba bizantina di Malvagna (http://www.malvagnacubabiza.altervista.org/ – Cell. 339.8165020). Sul sito dell’associazione si trovano anche molte interessanti informazioni sulla Cuba. Essa, ad esempio, venne già citata dallo studioso siciliano Vito Amico ed era già presente nella storica guida turistica Baedeker utilizzata dai pionieri del turismo tedesco agli inizi del novecento. (Notizie tratte da Comune di Mojo e http://hermes-sicily.blogspot.it).

Accesso ai link dei sentieri:

Monte Mojo

Cuba di Malvagna

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