Santa Maddalena

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Sito Etnanatura: Santa Maddalena.

La chiesetta di santa Maddalena, di cui oggi rimane la suggestiva abside ricavata nella pietra, secondo tradizione risalirebbe all’età bizantina, ma molto probabilmente è stata edificata agli inizi del XVIII secolo,come attesta la data 1711 scolpita nella parete di destra. L’ingrottato della Maddalena, ubicato su una via d’accesso al paese,fronteggiava l’antica chiesa Matrice dedicata a San Teodoro Martire (oggi non più esistente), e nei pressi di essa si svolgeva in passato il famoso “incontro degli Stendardi” tra le confraternite dell’Assunta di Gallodoro e della SS. Trinità di Forza D’Agrò. 
Fonte Comune di Gallodoro

Sito Etnanatura: Santa Maddalena.

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Balze soprane

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Sito Etnanatura: Balze Soprane.

In località Balze Soprane si trova una struttura megalitica costituita da dieci lastroni di pietra lavica sbozzati e disposti a spirale (larghi 0,80/0,90 m, alti da 1,40 a 1.60 m, spessi 0,20/0,30 m, ad eccezione di uno che non è un lastrone bensì un blocco, spesso circa 0,70 m).
Non si è conservata traccia dell’eventuale copertura e riteniamo probabile la struttura ne fosse del tutto provvista. Il primo lastrone, il più interno della spirale, è l’unico ad avere un’altezza di un solo metro ed è
ruotato rispetto agli altri.

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L’Aron di Agira

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Sito Etnanatura: Chiesa SS Salvatore di Agira.

La chiesa del SS. Salvatore sorge in uno dei quartieri più antichi sotto il monte occupato dal Castello, proprio accanto ai resti della sua cinta muraria. E’ tra le più antiche e prestigiose parrocchie agirine. Eretta in epoca normanna, dalla fine del XII secolo fu soggetta come le altre chiese esistenti in quell’epoca ad Agira alla giurisdizione del monastero di San Filippo, per privilegio concesso da Ansgerio primo vescovo di Catania, e confermato nel 1170 dal vescovo Roberto. La storia del SS. Salvatore è infatti per secoli legata a quella dell’abbazia di San Filippo che ha detenuto sino alla metà dell’Ottocento anche il possesso della navata sinistra della chiesa. All’interno della chiesa si trova l’Aron haQodesh o Aron-Ha-Kodesh oppure solo Aron o semplicemente Armadio Sacro. E’ un arredo sacro della religione ebraica, sempre presente all’interno della Sinagoga. Quello di Agira è l’Aron più antico in Europa di cui oggi si ha notizia.

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Castello di Agira

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 Sito Etnanatura: Castello di Agira.

Nel periodo sicano forse esisteva già il Palazzo sulla cima del monte Teja (poi divenuto Castello), nel quale abitavano i Capi dei primi Agiri e nel quale abitarono successivamente i principi-tiranni siculi. Oltre al Castello si narra esistesse una fortificazione muraria munita di porta ciclopica. Durante il periodo greco, romano e bizantino, il Castello rivestì soltanto un ruolo di rappresentanza ad uso delle varie autorità della città. Con gli arabi, invece, riacquistò il ruolo originario, tornando nuovamente fortezza e costruzione di interesse primario. La fortificazione della città era formata da tre cinte murarie: la prima girava ad anello attorno al monte subito sotto il castello; la seconda circoscriveva una quota più bassa del monte; la terza, molto irregolare perché seguiva l’andamento delle rocce, si sviluppava all’altezza delle Rocche di S. Pietro. Castello di AgiraLa porta, detta Eraclea, doveva trovarsi in prossimità di via Adamo.

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Grotta dell’Eremita

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Sito Etnanatura: Grotta dell’Eremita.

Nel 1669 si ebbe un’eruzione tra le più grandi e disastrose che le genti dell’Etna ricordino, che iniziò l’8 marzo da una frattura a Nord di Nicolosi con terremoti continui, prima lievi e via via sempre più forti. Quella stessa eruzione arrivò fino a Catania, la seppellì in massima parte ed allontanò la costa per oltre un chilometro. Mompileri fu tra i paesi più colpiti e già il 13 marzo era stato completamente distrutto dalla lava che lo seppellì sotto una coltre spessa in alcuni punti anche 10 m. Una cronaca di questo grande disastro fu scritta nel 1688 dal cappellano di Mompileri, Don Antonino di Urso, che così racconta passo passo quei terribili giorni:

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Grotta Campana

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Sito Etnanatura: Grotta Campana.

La grotta Campana è costituita da una galleria di scorrimento generatasi nelle lave dell’eruzione del 1669. Della cavità originale resta un troncone di circa venti metri, orientato nord-sud, che consente l’ingresso da entrambe le estremità. L’ingresso a sud presenta i ruderi di un antico ingresso in muratura mentre quello a nord è parzialmente occluso da due tratti di muro a secco. La volta nel tratto iniziale presenta una caratteristica forma a campana mentre nel resto della cavità è abbastanza regolare.

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Grotta delle Colombe 2

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Anche questa grotta, come molte altre, si è formata a seguito della disastrosa colata lavica del 1693. L’accesso alla grotta è difficoltoso e reso ancora più impervio per l’enorme quantità di spazzatura che soffoca il sito.

Sito Etnanatura: Grotta delle Colombe 2.

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Castello di Nicosia

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Sito Etnanatura: Castello di Nicosia.

I resti dei due castelli, che in realtà formavano un unico complesso fortificato, sorgono sulla rupe a due cime che sovrasta la città. I ruderi più significativi sono quelli di una torre a pianta rettangolare che si innalza direttamente sulle rocce del lato nord della rupe con due piani oltre quello terreno scanditi esternamente da riseghe. La torre era in origine circondata da una cortina muraria di cui rimangono pochissimi resti. Pochissimi avanzi sussistono anche sulla seconda cima della rupe (e sono probabilmente relativi a quello che le fonti definiscono castrum parvum).

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Monte Turcisi

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Sito Etnanatura: Monte Turcisi.

Questo sito deve la sua importanza alla testimonianza archeologica di un esempio di avamposto militare greco fortificato, un Phrourion, ossia di un presidio a scopi militari, costruito sulla sommità del monte con la duplice funzione di controllo e di difesa del territorio circostante e, soprattutto del sottostante fiume Dittaino che, anticamente, doveva rappresentare una naturale via di comunicazione tra l’interno della Sicilia e la costa.

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Grotta della dinamite

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Anche la grotta della dinamite si forma a seguito della catastrofica eruzione del 1669. Il nome pare che sia dovuto ad un recente ritrovamento di alcuni candelotti di dinamite all’interno della cavità. Per la difficoltà e pericolosità del sito se ne sconsiglia la visita a personale non esperto.

Foto di Salvo Nicotra.

Sito Etnanatura: Grotta della dinamite.


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