Grotta del gatto

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10062012 021Ai nostri amici più pigri consigliamo una visita alla Grotta del gatto: fra le grotte dell’Etna una delle più facilmente accessibili sia per la brevità del sentiero che per l’altezza della stessa che permette di essere visitata in posizione eretta. Si tratta di una galleria di scorrimento contenuta in lave molto antiche. La cavità è costituita dai resti di un imponente condotto lavico, oggi quasi totalmente crollato. All’interno della grotta si osservano copiose ragnatele e resti di mammiferi (istrice, coniglio) che forse, a causa di un’errata individuazione, hanno dato il nome alla grotta.

Sentiero Etnanatura: Grotta del gatto.

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Parossismo 29 Dicembre

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Ecco le foto del parossismo di questa notte riprese dalle webcam.

http://www.etnanatura.it/eruzioni/argomento.php?dir=2013_12_29&descr=29/12/2013

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Aliva ‘mpttata

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27-01-2013 09-37-07L’11 Marzo del 1669 l’Etna conobbe una delle più catastrofiche eruzioni della sua storia. Nella descrizione di Giuseppe Recupero: “commoversi con grande violenza tutto il perimetro della montagna, saltare in aria dal cratere una prodigiosa colonna di nero fumo, e rovente materia, e profondarsi finalmente la sua cima con orridi rumoreggiamenti nel suo baratro. Cadde in primo luogo quella vetta che guardava verso Bronte, di poi l’altra rimpetto l’oriente ed ultimamente si rovesciò quella posta in faccia al mezzogiorno”. Nella chiesa del paese di Misterbianco una campana dal suono armonioso scandiva il tempo e l’esistenza dei suoi abitanti. Quando la lava minacciò il paese gli abitanti pensarono di salvare la campana della chiesa. Incontrato sul camino un ulivo imponente, appesero alle sue chiome la campana che risuonò ancora a chiamare a raccolta gli altri abitanti dispersi nelle campagne. La lava non risparmiò il paese ma il suono della campana dall’alto dell’”aliva ‘mpttata” salvò la comunità. Ancor oggi il maestoso ulivo, orgoglioso (‘mpttatto) della sua storia, si erge nelle campagne di Misterbianco.

Sentiero etnanatura: Aliva ‘mpttata.

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Qr Code

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qrcodeLe vacanze natalizie ci consentono di ampliare i servizi di etnanatura. Da oggi è possibile accedere alle pagine del sito con una lettura immediata da telefonino o smartphone con l’utilizzo della tecnologia Qr Code. Si tratta di una matrice bidimensionale contenente i link della principali pagine di etnanatura. L’accesso può avvenire tramite il seguente link

http://www.etnanatura.it/qrcode/

o direttamente dall’immagine in alto a sinistra.

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Pubblicato in News

Ulivo di Motta

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20110228 001Nell’anno 877, quando l’ulivo di Motta feriva il terreno con i suoi primi germogli, il generale arabo Giafar Ibn Muhammed occupò Catania, e poi Siracusa, superato il blocco impostole nell’872-873 da Khafāja b. Sufyān b. Sawādan, che cadde il 21 maggio 878, a oltre mezzo secolo dal primo sbarco arabo, al termine d’un implacabile assedio che si concluse col massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi. Basilio I decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l’espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell’isola. La flotta ottenne un’inaspettata vittoria navale sugli Arabi nel 880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione. L’ultima roccaforte importante della resistenza siciliana a cedere fu Tauromenium (Taormina) il 1º agosto del 902 sotto gli attacchi dell’emiro Ibrāhīm b. Ahmad.

Da allora il nostro ulivo è cresciuto forte e temprato, ha acquisito l’imponenza e la dignità che solo gli anni ti possono dare ed oggi festeggia, anno più anno meno, i 1200 compleanni. Ha assistito impassibile al nascere e morire di civiltà e dominazioni, di uomini e donne, di città e imperi.

Oggi ci guarda compassionevole col tronco costolato come solo la fronte rugosa degli anziani saggi può essere.

Etnanatura: Ulivo di Motta

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Auguri

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natale emergency

 

Etnanatura augura agli amici un Natale solidale chiedendo a tutti di aiutare, anche con una piccola donazione, l’associazione Emergency.

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Le salinelle dell’Etna

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Salinelle dei CappucciniIl fenomeno è noto nella letteratura scientifica con il termine di ‘vulcani di fango’, o popolarmente col termine ‘salse’. In alcune aree della Sicilia ove sono presenti vengono detti ‘macalube’. Nelle ‘Salinelle’ dei Cappuccini la via di risalita del fango sarebbe stata individuata in un condotto magmatico, lo stesso che ha portato in superficie le lave che costituiscono oggi la collinetta ove esse ricadono: una perforazione eseguita nel 1958 nell’area delle ‘Salinelle’ per la ricerca di idrocarburi ha mostrato una stratigrafia costituita da lave bollose ricche di pirite fino alla profondità di 400 metri. Dato l’esiguo spessore delle colate laviche affioranti nella zona non può che trattarsi quindi di un condotto magmatico probabilmente coevo di quello che ha dato origine alla collina storica di Paternò le cui datazioni assolute indicano una età di circa 200.000 anni. Lo studio geochimico comparativo tra le acque delle Salinelle e quelle di falda farebbero ritenere le prime delle acque ‘fossili’ verosimilmente contenute nelle sottostanti formazioni mioceniche: si osservano infatti, contenuti in cloro ed alcali superiori a quelli presenti nelle acque marine, mentre i solfati, caratteristici delle acque di falda, sono quasi del tutto assenti. L’analisi dei rapporti caratteristici di alcuni elementi e di quelli presenti in tracce portano alla medesima conclusione. La temperatura delle acque fangose emesse varia tra 16 e 18 °C e solo in alcune fasi parossistiche (1866, 1879 e 1954) sono state registrate temperature comprese tra 46 e 49 °C. In quelle occasioni sono state osservate delle colonne di acqua fangosa alte fino a 1,5 m. Dagli studi effettuati dal secolo scorso ad oggi, spesso è emersa una stretta correlazione tra alcuni eventi sismici della Sicilia orientale, le fasi parossistiche delle ‘Salinelle’ e la variazione anomala della concentrazione dei principali gas emessi. In particolare sono state registrate delle variazioni anomale nell’emissione di elio, tipico precursore geochimico dei terremoti, e di metano in occasione del terremoto di Carlentini del 13 dicembre 1990 (epicentro distante 50 km, magnitudo 5.1)[5]. A partire dal 1999 è stata osservata una intensa attività eruttiva che ha quasi sempre preceduto, di qualche mese, le eruzioni vulcaniche dell’Etna (1999, 2001, 2002, 2004 e 2006). In queste occasioni sono stati eruttati notevoli quantità di fango caldo (30 – 40 °C) che hanno creato nell’estate del 2006 ingenti danni ai vicini agrumeti. (da Wikipedia).

Siti etnanatura:

Salinelle di San Biagio

Salinelle dei Cappuccini

Salinelle del fiume

 

 

 

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Terme Achilliane

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06-02-2009 05-52-33Le terme Achilliane sono delle strutture termali sotterranee databili al IV-V secolo e situate a Catania, sotto piazza del Duomo. Si accede alle terme passando dal Museo Diocesano di Catania: un corridoio con volta a botte ricavato nell’intercapedine tra le strutture romane e le fondamenta della cattedrale (il cui accesso è costituito da una breve gradinata di epoche diverse posta a destra della facciata) consente di fare un viaggio nelle viscere della città, dove scorre il fiume Amenano le cui acque risalgono in superficie nella vicina fontana dell’Amenano nella piazza antistante. Il nome dell’impianto è dedotto da un’iscrizione su lastra di marmo lunense ridottasi in sei frammenti principali molto lacunosi, databile alla prima metà del V secolo, oggi esposta all’interno del Museo civico al Castello Ursino.
L’epoca di fondazione dell’edificio è ancora discussa, ma si ritiene probabile che esistesse già nel IV secolo: l’esistenza dell’edificio in epoca costantiniana è ipotizzata in base al reimpiego all’interno della cattedrale di un gruppo di capitelli del periodo, che potrebbero provenire da questo edificio.
Sepolti dai terremoti del 4 febbraio 1169 e dell’11 gennaio 1693, i resti – già noti in antico – furono dapprima liberati dal principe di Biscari.
Nel 1856, durante la realizzazione della galleria che passa sotto al Seminario dei chierici destinata ad essere la Pescheria di Catania, si trovarono dei ruderi che pure furono attribuiti allo stesso edificio, pertinenti forse ad un calidarium, in quanto vi erano presenti tracce di un pavimento ad ipocausto. La struttura doveva estendersi fino alla via Garibaldi, dove si trovarono altri avanzi.
Secondo la ricostruzione planimetrica ottocentesca del complesso, la parte attualmente visitabile comprendeva probabilmente solo una parte del frigidarium.
Dal 1974 al 1994 furono chiuse perché considerate insicure. Furono riaperte dopo un restauro del comune (1997) e nuovamente richiuse per problemi di allagamento. Dopo i lavori di pavimentazione della piazza del Duomo (2004-2006) – nel corso dei quali si è ritenuto di coprire l’impianto con una poderosa piastra d’acciaio per rinforzare l’impiantito della piazza stessa – l’edificio termale è stato nuovamente riaperto al pubblico e alla realizzazione di eventi.
Dell’impianto originale si conserva una camera centrale il cui soffitto a crociere è sorretto da quattro pilastri a pianta quadrangolare. Al vano si accede tramite un corridoio con volta a botte che corre in direzione est-ovest e terminante in una porta che si apre su una serie di vasche ad ipocausto parallele tra loro, facenti parte di un complesso sistema di canalizzazione dell’acqua che si estende verso nord. Anche il vano principale si apre con tre ingressi ad arco sulle vasche, ad ovest del vano stesso.
L’ambiente misurerebbe 11,40 m di larghezza e 12,15 m di lunghezza, mentre le stanze ad ipocausto sarebbero lunghe in tutto 18,65 m. Il corridoio misurerebbe 2,50 metri in larghezza per una lunghezza di oltre 16 m. Una ipotesi molto fantasiosa sulla estensione delle terme la fece nel 1633 il D’Arcangelo, erudito di storia locale, il quale fece realizzare una planimetria priva di elementi reali e riconoscibili, sebbene abbia il merito di essere il primo lavoro avanzato in tal direzione. Molto più accurata è la planimetria resa da Sebastiano Ittar nella pianta generale della città di Catania. In essa viene attribuita alle terme una cortina muraria che correva a sud della piazza Duomo, identificata quale muro perimetrale dell’area termale.
Anticamente i pavimenti (di cui oggi non rimangono che labili tracce) erano in marmo, come dimostrano i resti di una vasca posta al centro dell’aula, mentre alle pareti e sul soffitto vi erano stucchi sicuramente dipinti ispirati al mondo della vendemmia, con eroti e tralci di vite.
L’epigrafe, scritta in alfabeto e lingua greci è posta su quattro linee ed è formata da sei lastre incise, con lacune peraltro non gravi, ritrovate in diverse epoche, ma originariamente facenti parte di un unico lastrone in marmo lunense. Esse misurano 0,30 metri in altezza ed hanno una lunghezza complessiva di quasi 4,30 metri. Si suppone che tale incisione faccia parte dell’edificio sito al di sotto della piazza Duomo. Ricordiamo anche la presenza di quattro lapidi riportanti la scritta Q. LUSIUS/ LABERIUS/ PROCONSUE/ TÆRMAS, che confermerebbe ulteriormente tale ipotesi e che un tempo erano forse esposte all’ingresso delle terme e in seguito murate sulla base di quattro dei pilastri che dividono le tre navate della cattedrale.
Prima del terremoto del 1693, i primi tre frammenti che costituivano la lapide furono murati nella facciata della cattedrale, poi spostati in una parete del vescovato secentesco e da qui vennero trasportati nell’antica Loggia. Nel 1702 si ritrovarono altri due frammenti che l’abate Vito Maria Amico unificò con gli altri e tradusse. In seguito furono esposti al Museo del principe Biscari e da qui all’attuale collocazione presso il museo civico del Castello Ursino. L’iscrizione è stata ricomposta utilizzando tutti i frammenti conosciuti ed è messa a terra, appoggiata a una parete, in modo non consono alla sua importanza, della grande sala ovest detta delle Anfore dal 2007.
Nell’interpretazione che ne dà Francesco Ferrara le terme sono chiamate Achillianai e non Achellianai, come invece riportato da Holm e dal Kaibel e tratterebbe di un ipotetico incendio che rovinò la struttura, restaurata da Flavio Felice Eumazio. Qui inoltre si farebbe riferimento a Massimo Petronio, preceduto da un non ben identificato Julium filium Augusti.
In una delle interpretazioni, effettuata da Giacomo Manganaro, la lapide la si potrebbe datare al 434 sulla base della successione dei governatori. Sempre secondo il Manganaro in essa si celebrerebbe l’opera di ristrutturazione (forse un ridimensionamento) esplicitamente tendente a economizzare legna da ardere negli ipocausti, conclusa dal neo governatore di Sicilia, Flavio Felice Eumazio, già avviata dal suo predecessore Flavio Liberalio, consularis Siciliae secondo la sua interpretazione, sotto l’imperatore d’Oriente Teodosio II. Tale ricostruzione permetterebbe dunque, sempre secondo l’ipotesi del Manganaro, di dare almeno due nomi ai proconsoli Siciliani della prima metà del V secolo: Eumazio e Liberalio. Inoltre avrebbe riconosciuto il nome di Leone quale architetto artefice del restauro.
Da Wikipedia.

Etnanatura: Le terme Achilliane

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Monte Santa Maria

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1480751_591187204267854_1704604021_nLungo la pista altomontana, in zona Randazzo, si trova monte santa Maria, un antico cratere spento, alto 1640 metri, caratteristico per la tipica vegetazione etnea (soprattutto macchie di ginestra). Ai piedi del monte si può sostare presso l’omonimo rifugio.

Sentieri etnanatura: monte santa Maria.

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I fuochi dell’Etna nelle notti più lunghe

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16_0603Un nuovo parossismo dell’Etna ha illuminato la notte del 14 dicembre accompagnato da un brontolio cupo e sornione del vulcano come fosse un gatto che fa le fusa.

http://www.etnanatura.it/eruzioni/argomento.php?dir=2013_12_14&descr=2013%2012%2014

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