Sant’Anna Bocena

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La prima colonia greca di Sicilia fu fondata da popoli provenenti dalla Calcidia.

Racconta Tucidide ne “La guerra del Peloponneso” (libro VI, 3,1):

“Primi fra i Greci i Calcidesi venuti per mare dall’Eubea fondarono Nasso ed innalzarono un altare ad Apollo Archegetes…”.

Dopo la sconfitta subita da Dionisio I°, tiranno di Siracusa, i greci di Nasso fuggirono dalla città per trovare rifugio nel promontorio di Taormina che abbracciava un vasto territorio che aveva inizio da Milazzo e comprendeva anche la Valle d’Agrò. Tutti territori dell’entroterra che garantivano una certa sicurezza e che, nel contempo, si segnalavano per la loro bellezza essendo delle terrazze che si affacciano sullo Ionio.

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Colonna Pizzuta

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La Colonna Pizzuta è un monumento di epoca greca del III secolo a.C. sito in una collina nei pressi dell’antica città di Eloro. Il nome pizzuta potrebbe derivare dalla sua forma originaria a guglia o pizzo, o forse si collega alla coltivazione di un tipo di mandorla chiamata anch’essa pizzuta. Il monumento è alto 18 metri e possieda una circonferenza di base di 3,90 metri. La colonna è posta sopra un basamento di quattro gradini che misura 19,30×11,20 metri. Non è ancora certa la sua origine. Il monumento potrebbe essere stato eretto dopo la disfatta di Ippocrate di Gela contro Siracusa nel V secolo a.C. oppure a ricordo della vittoria contro gli eserciti ateniesi nel 413 a.C. comandati da Demostene e Nicia che al termine della Spedizione ateniese in Sicilia, proprio in quella zona, precisamente nei pressi del fiume Asinaro ebbero una cocente disfatta.

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Torre Cabrera

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Nel XV secolo il sito dell’attuale Pozzallo era conosciuto dai naviganti per le sorgenti di acqua chiamate di “Pozzofeto” e della “Senia”, in quei tempi tanto famose da essere segnalate sui portolani e sulle carte nautiche per il rifornimento delle scorte d’acqua dei navigli. Quando i Chiaramonte, Conti di Modica, vi costruirono un Caricatore, cioè un complesso di magazzini sulla costa completo di pontili e scivoli per l’imbarco di merce sui velieri, considerato il secondo per importanza della Sicilia dell’epoca, si rese necessaria anche la costruzione di strutture per la sua difesa; agli inizi del XV secolo il re Alfonso V d’Aragona autorizzò la richiesta del conte Giovanni Bernardo Cabrera, di costruire una torre di difesa che da lui prese il nome: Torre di Cabrera.

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Sentiero dei Patriarchi

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Il Sentiero dei Patriarchi è un bosco caratterizzato dalla presenza di alberi centenari di Roverella alcuni presentano un tronco di circa 2 metri di diametro. Nel bosco inoltre è possibile osservare il Cerro, quercia dal portamento regale che può raggiungere i 30 metri di altezza e a seguire altre specie tipiche: il Sambuco, il Frassino,il Perastro, alcune specie di Aceri, il Citiso e diverse forme di Salice, Nocciolo, Noci e Castagno.

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Museo Antonio Di Vita

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Il museo civico archeologico Antonino Di Vita è ospitato in locali comunali di Licodia Eubea. In questa area museale archeologica si conservano diversi ritrovamenti relativi a materiale di importazione greca e a vasellame con i tipici motivi geometrici che identificano la Facies di Licodia e di Santo Cono Piano Notaro, rinvenuti nel territorio di Licodia Eubea.

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Ercia

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Il sito viene identificato dai locali come un palmento di epoca romana. Ma riconoscere un palmento non è facile, tanto più se si tratta di una delle strutture antiche, scavate nella roccia. Tuttavia va ricordato che nel Medioevo era diffusissimo in Sicilia (soprattutto negli Iblei) il palmento scavato nella roccia, di probabile origine bizantina.
Nulla di strano dunque che siamo di fronte ad un palmento bizantino-medioevale.

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I Santoni di Akrai

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Houel, Voyage Pittoresque, Vol. III, 1785, Tavola 198

Houel, Voyage Pittoresque, Vol. III, 1785, Tavola 198 – Da Wikipedia

Di Marinella Fiume

Il misterioso culto ctonio di Cibele era praticato nelle fenditure della montagna, entro grotte, nicchie e gallerie. I suoi sacerdoti, che si chiamavano Galli nella Galizia, Coribanti nella Frigia, Dattili Idei nella Troade e Cureti a Creta, avanzavano al ritmo frenetico di timpani, cembali, flauti e tamburi e,  nel corso del rito, arrivavano a flagellarsi e mutilarsi evirandosi come Attis tra preghiere, urla, danze ossessive che culminavano in un vorticoso girare su se stessi e, in preda al parossismo, invasati dalla dea, vaticinavano, interpretavano i sogni, il moto degli astri, il volo degli uccelli, esorcizzavano gli spiriti del male.

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Torrente Caliero

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Vi proponiamo un’antica trazzera che anticamente collegava Forza d’Agrò a Gallodoro. Il sentiero si sviluppa lungo il costone di monte Recavallo, scavalca la vallata del torrente Caliero e arriva a piano Margi prima di raggiungere Gallodoro. Il paesaggio è di sicuro interesse e vario e alterna colline brulle e fitti boschi di querce. Sullo sfondo il mare Ionio, Taormina e l’Etna: niente male!

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San Marziano

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Testo e foto di Privitera Rosaria Saggio.

Non è cosa facile e semplice parlare del Monastero della Trinità e San Marziano di Lentini. Bisogna andare a ritroso nel tempo e nella storia.Spulciando antichi documenti vien fuori che l’attuale Monastero conta dal 1693 (anche prima). E’ la riunificazione di due Monasteri distrutti dal terremoto di quell’anno: il monastero di san Marziano anticamente dell’ordine di San Benedetto (Pirro) poi dal 1592 sotto la regola di San Francesco. e il monastero di santa Chiara eretto da Eleonora Branciforte nel 1322 nell’antico Tempio di Cerere, dov’era sepolto Geronimo Re di Siracusa (descritti da Federico II nei libri della Cancelleria del Regno).

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